sabato 9 febbraio 2008

FERMATE IL MONDO VOGLIO SCENDERE

Suonò la campana dell’ultima ora e per Sandro fu una liberazione.
Il professore Spinsanti Sandro, chiuse il registro di classe, rimandò il ragazzo che stava interrogando al suo posto, poi ordino ai ragazzi della classe di rimettere a posto le loro cose, per poter uscire dall’aula.
Sandro rimise, tutto ciò che era di suo sparso sulla cattedra, nella sua ventiquattrore. Poi segui la classe, che uscendo dall’aula aveva invaso il corridoio, e nel vociare confuso si avviava all’uscita della scuola.
Da ben dieci anni insegnava Sandro e otto in quella scuola.
Non stava attraversando un buon periodo Sandro.
Si sentiva stanco
E’ giovane, solo trentasette anni, ma si sente come uno che vive da un secolo.
Ma non era il suo fisico che era stanco, bensì nella sua mente.
Ogni giorno affrontare la classe diventava sempre più difficile.
Ogni giorno si proponeva di mantenersi calmo, ma poi... quei ragazzi, i loro giochi, le loro risatine sotto i baffi, la strafottenza, le smargiassate di alcuni e tutto precipitava.
Sandro sapeva che qualcosa non andava in lui, avrebbe voluto cambiare la sua vita, ma era così difficile trovare una soluzione.
Era ricorso ai medicinali, si era preso periodi di riposo, ma niente era valso. Dopo un certo miglioramento, tutto ricominciava peggio di prima.
Neanche in casa le cose andavano bene. Con sua moglie erano continui litigi, anche per motivi più futili. Liti che crescevano d’intensità ogni volta.
Sandro era proprio stanco. Era tutto così difficile; il rapporto con la moglie, con i familiari, con i colleghi, con i ragazzi della scuola... ogni giorno era più difficile.
Sandro usci dalla scuola, senti distrattamente la voce del portiere che lo salutava: - Arrivederci professor Spinsanti.
Ricambiò il saluto dei colleghi, e dei ragazzi che si allontanavano. Resto alcuni minuti davanti alla scuola, ad osservare il tempo. Guardò il alto verso il cielo, cosi azzurro, così bello. C’era una leggera brezza, ma era un splendido giorno d’ aprile.
Una di quelle splendide giornate di primavera che solo Roma sa donare.
Sandro respirò e penso “è proprio una gran bella giornata” e s’incammino per tornare a casa.
Arrivò alla fermata del bus, si fermò in attesa; sentiva in se, uno stato improvviso di pace e di tranquillità. Restò ad osservare intorno a sé la gente, che tranquilla viveva intorno a lui, è un pensiero improvviso lo travolse “ non è vita la mia”.
Si avvio alla fermata del bus he era solito prendere, quando arrivò, alla fermata c’erano anche dei ragazzi della scuola, alcuni potevano essere tranquillamente dei suoi alunni, ma non li conosceva. Resto ad osservarli.
Pochi minuti e salì sul bus che aspettava. Si sedette in uno di quei sedili che danno le spalle all’ autista, mentre i ragazzi che erano saliti rimasero sulla piattaforma in fondo al bus, continuando a vociare e a ridere. Osservò brevemente i ragazzi, poi decise di leggere il giornale che aveva nella sua ventiquattrore.
Non lesse molto, si sentiva molto stanco, e faceva una gran fatica a seguire ciò che leggeva, dopo pochi minuti, decise di richiudere il giornale deponendolo nella sua ventiquattrore.
Si mise a guardare fuori dal finestrino, i ragazzi in fondo al bus continuavano a scherzare e nel loro giocare alzavano sempre più la loro voce, e questo non faceva che far sentire sempre più a disagio Sandro.
Un ragazzo all’improvviso apri un finestrino e cominciò a gridare fuori: - Fermate il mondo voglio scendere.
La confusione che saliva dal fondo del bus, metteva Sandro in uno stato di agitazione crescente, avrebbe voluto alzare la voce, strillare a quei ragazzi “fatela finita”, avrebbe voluto alzarsi e buttarli fuori dal bus.
L’autobus si fermò alla fermata, e Sandro d’impulso senza riflettere scese.
Cominciò a passeggiare per la città, cercando di calmarsi, la sua mente si svuotò all’improvviso e così il suo passeggiare divenne un girovagare senza metà.
Vagò per tutto il pomeriggio, cammino per le vie, percorse i vicoli, attraverso piazze, ripasso diverse volte sulle stesse vie o piazze.
Non importava dov’era, per lui era importante camminare, camminare senza pensare.
Si fece sera, Sandro si comprò un po' di pizza, e si sedette su una panchina di una piazza qualsiasi, e si osservò intorno, la gente andava per la sua strada, gli sembro che nessuno lo vedesse.
Più tardi riprese a camminare ancora per le vie della città.
Ogni gesto di Sandro era puro istinto, su ogni gesto che compiva non si fermava più a ragionare se era giusto o no.
Ebbe bisogno di pisciare, ed egli lo fece tranquillamente contro un muro, non si preoccupò delle persone che passavano o se era decente la cosa.
Camminò fino a notte inoltrata.
Nel suo girovagare, forse attratto dalla luce su trovo a passare per la Galleria Colonna, molti barboni erano sdraiati in terra, con cartoni sopra e sotto.
Li vide dormire, e senti improvvisamente che anche lui aveva di bisogno di dormire, trovò un cartone, scartato sicuramente da qualcuno dei barboni, e si accomodo tra di loro e si ricoprì e si mise a dormire.
Si sveglio all’alba per il freddo, si alzò e cerco in terra la sua ventiquattr’ore, non la trovò più, nella notte qualcuno gliela aveva sottratta.
Senti in quel momento l’ira nascere in lui per il furto subito. Cerco di controllarsi, ma un turbillon di pensieri incontrollati gli riempirono la mente e con essi crescere l’ira.
Sopraffatto dall’ira, comincio ad imprecare ad alta voce.
Alternava senza un filo logico, frasi di autocommiserazione in cui si lamentava con se stesso della sua sfortuna, con minacce contro i probabili autori del furto, a vere e proprie imprecazioni contro il cielo e contro il mondo

Quando in Sandro s’innescava questo meccanismo, l’ira cresceva a dismisura. Parlando con se stesso si auto alimentava Entrava in un vortice di pensieri, che non facevano altro che alimentare la sua ira., il suo disagio e la sua frustrazione.
I barboni che ancora dormivano, furono svegliati dalle urla di Sandro, e lui improvvisamente cominciò a mollare calcioni ad alcuni barboni che erano ancora seduti in terra.
La reazione dei barboni, fu inaspettata per Sandro. Alcuni cominciarono a rispondergli, offendendolo pesantemente, altri invece reagirono prendendolo a spintoni.
Sandro reagì, rispondendo e spingendo a sua volta i barboni. Rischio di essere sopraffatto, e non gli resto che allontanarsi prima che le cose si mettessero troppo male per lui.
Si allontanò, borbottando, ma senza avere la piena coscienza di cosa era successo.
Si sentiva nervoso, arrabbiato e vittima del sistema.
Non sapeva cosa fare.
Ricominciò a camminare senza metà per la città.
Dopo pochi minuti arrivo in una vasta piazza, si fermo ad una fontanella e si sciacquo il viso, con la mano larga a forma di pettine si sistemo i capelli, infine si sedette su una panchina di marmo.
Non sapeva cosa fare.
Non poteva andare a scuola e presentarsi ai suoi colleghi o ai ragazzi in quelle condizioni.
Non aveva più i suoi appunti e i suoi registri contenuti nella sua ventiquattrore, che gli era stata rubata nella notte; raccontare poi ai colleghi che gli avevano rubato tutto perché si era messo a dormire con i barboni non se la sentiva proprio, già sentiva nella mente i loro commenti.
Ne aveva voglia di tornare a casa, al solo pensiero si senti soffocare.
Ma al pensiero di stare all’aria aperto di non avere niente da fare lo faceva stare bene.
Segui con lo sguardo una bella ragazza, e la vide entrare in bar, gli venne voglia di una caffé
Passò la sua giornata, dopo aver preso un caffé in un bar, in giro per la città senza metà.
Girovago un po' qua e un po’ là, finche arrivò a Villa Borghese.
Era una splendida giornata, si sedette su una panchina e vide dei ragazzi che passeggiavano o giocavano nel parco, anziani che andavano lentamente in biciclette, baby sitter che portavano il bambini a giocare nel parco.
Dopo un po’ si stanco di stare seduto e riprese il suo girovagare, quando aveva fame o sete entrava in un bar o in una tavola calda e si soddisfaceva
Arrivò la sera e si ritrovò sotto il portico, insieme ai barboni con i quali la mattina aveva litigato. Nessuno sembrò riconoscerlo, o perlomeno sembrava che nessuno ricordasse più nulla di quello che era successo quella mattina. Osservò come si erano sistemati, e pensò di fare altrettanto.
Recupero alcuni cartoni, un paio li mise sotto di se, affinché lo separassero dalla terra, con altri si coprì e sprofondò in un profondo sonno, era particolarmente stanco per aver camminato tutto il giorno.
Alle prime luci del giorno Sandro si svegliò, gettò via il cartone che lo ricopriva e si alzò.
Alcuni compagni di strada si erano già alzati, altri dormivano ancora.
S’ incammino verso la piazza che la mattina prima aveva raggiunto in pochi minuti. Si ricordava che vi era una fontanella, e lì avrebbe potuto lavarsi la faccia. Dopo essersi lavato il viso, pensò che ci voleva un buon caffé
Si reco al bar della piazza. Quando andò per pagare, si accorse che nella notte, qualcuno gli aveva rubato anche il portafoglio.
Sandro uscì sconsolato e amareggiato e si sedette in terra di lato alla porta d’ingresso del bar. Non aveva più nulla nelle tasche, non aveva più un soldo, non aveva più una carta di credito, non aveva più un documento, non aveva più neanche le chiavi di casa.
Rimase così, seduto in terra a fianco alla porta di un bar, con lo sguardo nel vuoto.
Dopo alcuni minuti, fu distratto da qualcosa che attraverso il suo campo visivo, e cadde sulle sue mani. Un uomo, uscendo dal bar lascio cadere una banconota da mille lire nelle sue mani. Sandro si alzò, entrò nel bar e prese un caffé. Dopo aver preso un buon caffé, Sandro si andò a sedere sulla panchina di marmo al centro della piazza.
Era ancora una splendida giornata primaverile, splendeva nel cielo di Roma un sole caldo, e Sandro si sentiva in pace.
Sentiva dentro di se una tranquillità che da molto tempo non aveva.
Si guardò intorno a se, vide la gente che correva per prendere il bus, e si dava da fare in mille faccende. Uomini e donne d’affari con le loro ventiquattrore, ragazzi e ragazze a gruppi con le cartelle sulle spalle, casalinghe con le borse piene di spesa. Il mondo correva intorno a lui.
Rimase tutta la mattinata seduto sulla panchina a guardare il mondo.
Verso mezzogiorno Sandro ebbe fame.
Inizialmente non sapeva come fare per pranzare non aveva soldi, ne aveva una minima idea dove andare a mangiare. Penso “morirò di fame”. Poi un altro barbone si sedette a fianco a lui, la cosa inizialmente gli diede fastidio, qualcuno stava invadendo il suo mondo, poi il suo sguardo fu attratto da un a busta che il vicino stringeva gelosamente e su di essa vi lesse “Centro Charitas”.
Già nei locali della stazione, vi era un centro Charitas, Lì si poteva mangiare.
Sandro si guardo ancora una volta intorno e penso “il mondo si è fermato e sono sceso”.
S’incamminò verso il “centro Charitas” , non aveva nessuna voglia di risalire sul quel mondo.