domenica 20 luglio 2008

A PESCA DI PIGHI

Il sole era sceso dietro le colline che circondano il lago, un refolo di vento spazzò le placide acque lacustre. Ero lì sul pontile a pescare fin dal primo pomeriggio in compagnia di altri pescatori. Ognuno con il suo sgabellino, con una o due canne disponibili con a fianco la cassetta piena di ami, fili, piombi e quanto altro serve a un buon pescatore, silenziosi con lo sguardo fisso alle acque del lago ad osservare il proprio galleggiante, anche se poi ogni tanto ci si sbircia l’un l’altro, per vedere se si pesca e cosa si cattura.
Comunque non era andata male, una decina di pighi riempivano il mio cerignolo, frutto della mia pesca in quel caldo pomeriggio di fine estate.
Quel refolo di vento mi fece pensare che stava cambiando la situazione climatica e forse i pighi avrebbero smesso di mangiare.
Decisi di restare ancora un po’, poi come gli altri pescatori che avevano già lasciato il pontile, anch’io avrei riposto tutta la mia attrezzatura e sarei tornato a casa. Mi guardai intorno e mi accorsi che sul pontile ero rimasto il solo a pescare.
Ripresi la mia attività di pesca che in quel momento consisteva nel fissare il mio piccolo galleggiante, che ondeggiava nelle tranquille acque del lago increspate da leggere folate di vento.
Un brivido di freddo, frutto della brezza e dell’escursione termica causata dal tramonto del sole, mi convinse che mi dovevo coprire con qualcosa di più pesante della sola canotta colorata che indossavo. Mi alzai dallo sgabello, per indossare una felpa, quando notai una ragazza che si era avvicinata senza fare rumore.
Educatamente, quando incrociai il suo sguardo, le sorrisi e notai in quel momento che si stava asciugando gli occhi con un fazzolettino. Lei ricambiò il mio sorriso con un leggero movimento delle labbra che voleva simulare un sorriso poi singhiozzò e alzò il suo sguardo verso le colline.
Ripresi il mio posto sullo sgabello e tornai ad osservare o meglio a controllare il galleggiante.
Dopo qualche minuto la ragazza mi si avvicinò e si mise sul bordo del pontile, e si sporse per vedere meglio dove l’acqua lambiva il piede del pontile e mi disse: - Preso niente?
- Ma certo risposi ( poi con fare trionfale tira fuori dall’acqua il mio cerignolo pieno di pesci per mostrarli fieramente alla ragazza) una decina di pighi.
- Le dispiace se mi siedo qui vicino a lei? – mi domandò la ragazza
- Ma no, si accomodi pure. – risposi alquanto imbarazzato.
Lei si sedette sul bordo del pontile con le gambe a penzoloni, con i piedi che sfioravano le acque del lago. Restammo alcuni minuti così silenziosi, lei che guardava il panorama senza un punto fisso, ogni tanto si asciugava gli occhi con il piccolo fazzolettino che teneva stretto in un pugno mentre io ero sempre più imbarazzato da quella compagnia silenziosa e piangente e osservavo il mio galleggiante, con la certezza che i pighi si erano trasferiti altrove.
Comunque, mi feci forza e cercai di rompere il ghiaccio che c’era tra di noi e così tentai d’iniziare un discorso con quella ragazza silenziosa, nel più banale dei modi, con la più banale delle domande che potessi fare.
- Posso chiederle come mai una bella ragazza viene qui sul pontile a piangere?
Non avessi mai fatto quella domanda! La ragazza non si trattenne più e scoppiò in un pianto dirotto e irrefrenabile. Ed io sono rimasto lì come un imbecille incapace di qualsiasi ragionamento o di una qualsiasi azione.
Dopo alcuni minuti la ragazza si riprese, si asciugò ancora gli occhi, mi guardò e mi disse: - Mi scusi.
- No, no mi scusi lei, non volevo essere indiscreto.- Le dissi imbarazzatissimo, mi sarei voluto nascondere dietro il galleggiante che dondolava nelle lievi increspature dell’acque del lago.
La ragazza tornò a guardare il panorama e dopo alcuni minuti… mi disse: - Mi scusi sa, ma sono sotto un treno, sto vivendo un momento difficile.
- Mi dispiace. Niente di grave spero. A tutto c’è rimedio.
- No, nel mio caso non c’è più rimedio. E’ un caso disperato.
- Ma no signorina non si preoccupi, a tutto c’è rimedio.
La ragazza, alzò lo sguardo al cielo e seguì per alcuni istanti con lo sguardo un gabbiano che passava. E poi riprese a parlare.
- Mi scusi ancora, non volevo metterla in difficoltà.
- Ma si figuri signorina. (E poi chissà da quale parte recondita del mio cervello nacque l’idea di fare un'altra di quelle banali domande che ti fanno fare la figura dell’imbecille) – Cosa è stato, un affare di cuore?
La ragazza scoppiò ancora una volta nel suo pianto irrefrenabile e incontrollato, e mentre io la guardavo piangere il galleggiante sparì sotto l’acqua, un altro pigo aveva abboccato all’amo e io non sapevo cosa fare, se consolare la ragazza o recuperare la lenza con un probabile pigo abboccato all’amo.
Fu lei a tirarmi fuori dall’indecisione.
- Su si sbrighi che il galleggiante è giù, forza tiri fuori il pesce.
E così, incitato dalla ragazza, con una certa frenesia recuperai l’ennesimo pigo, lo slamai deponendolo infine nel cerignolo insieme agli altri.
Quindi, con molta calma, cercando di nascondere il disagio che mi creava quella situazione, misi due bigattini sull’amo e lanciai. Un leggero recupero per sistemare il galleggiante e per far sì che l’amo si posizionasse nel punto giusto. Poi lanciai un occhiata furtiva per vedere cosa sta facendo la misteriosa e piangente compagna e ripresi con noncuranza ad osservare il lago cercando così di nascondere il mio disagio.
Sento la ragazza soffiarsi il naso, poi un ennesimo singhiozzo, mentre nei miei pensieri spero che decida presto di tornare da dove era venuta, invece lei riprende a parlare.
-Si è un problema di cuore, anzi di più… – Una breve pausa e poi continua – Mi dovevo sposare domani.
- Ops - la più banale delle esclamazione esce dalla mia bocca, se la banalità avesse un volto avrebbe il mio di quel pomeriggio d’estate, poi come un automa gli domando – e cosa è successo?
Non l’avessi mai fatto, la ragazza lanciò un grido straziante e ricomincio a piangere disperata, quanto avrei voluto che un pigo abboccasse il quel momento, invece ero lì inerme, pietrificato e allibito incapace di qualunque gesto e pensiero; non sapevo proprio come tirarmi fuori da quella situazione inconsueta per un pescatore di pighi.
Lanciai uno sguardo lungo il pontile sperando che ci fosse qualcuno a cui chiedere aiuto, ma per tutta la lunghezza del pontile che si prolungava dal lungolago verso il centro nel lago non c’era nessuno oltre noi due: un pescatore di pighi e una ragazza disperata che non smetteva di piangere.
Dopo alcuni minuti di pianto dirotto, la ragazza si soffiò il naso per l’ennesima volta; si asciugo gli occhi e torno a guardare il lago, mentre io cominciai a seguire il volo delle rondini che garrendo si gettavano in picchiata fino a sfiorare il lago a caccia di insetti.
Mentre pensavo, “adesso se ne andrà”, e non solo lo pensavo ma lo speravo intensamente perchè stavo lentamente scivolando nel panico più totale, lei riprese a parlare.
- Da qualche tempo era strano, non voleva più stare da solo con me. Uscivamo solo insieme agli amici o ai parenti. Non ci appartavamo più in macchina a fare l’amore come facevamo prima. Quando ero sola in casa trovava scuse per non venire. E quando gli dicevo ma perché non facciamo più l’amore? Lui mi diceva: “amore sarà più bello con un po’ d’astinenza dopo il matrimonio”.
- E quando durò questo periodo d’astinenza? (e come feci questa domanda mi morsi la lingua, potevo starmene zitto, invece no)
- Sei mesi, capisci sei mesi.
E scoppiò nuovamente a piangere.
Il galleggiante ebbe un sussulto, mi agitai inutilmente, era un falso allarme, e lei riprese a parlare, ancora una volta.
- Sei mesi, per sei mesi mi ha preso in giro. Capisci, mi ha fatto preparare il matrimonio da sola. Ho pensato a tutto io. Gli dicevo: amore devo prenotare il ristorante, e lui mi rispondeva, pensaci tu che sei brava; Amore devo ordinare le bomboniere, pensaci tu che hai buon gusto; amore dove andiamo in viaggio di nozze? Pensaci tu che sai sempre dove andare; Lo sai non si era comprato neanche il vestito da cerimonia. Gli dicevo: amore hai comprato l’abito da cerimonia? Ma certo, vedrai rimarrai sorpresa…. l’animaccia sua e dove si trova, sono rimasta sorpresa sì, eccome se sono rimasta sorpresa.
Rimase un po’ di tempo a contemplare il lago, mentre io stavo cercando una soluzione a quella situazione e poi senti squillare la sua voce che rifece sobbalzare.
- Ma ti rendi conto?
Io la guardai strabuzzando gli occhi, senza sapere cosa dire, e lei incalzò.
- Ma ti rendi conto?
Allora timidamente dissi: - Veramente no.
- Come no? Per sei mesi mi ha preso in giro, mi ha tradito con la mia migliore amica, con mia cugina, l’animaccia sua un'altra volta.. che vivo a fà? Sarebbe il caso di farla finita non credi? Basta con tutta questa sofferenza. Non è giusto soffrire così per amore.
- é vero, non è giusto soffrire così per amore, però bisogna farsi coraggio, il mondo va avanti.
- Va avanti per gli altri, per quell’imbecille del mio ex e quella zozza e traditrice di mia cugina. Per loro va avanti il mondo, non per me, ormai è giunta notte per me, devo farla finita con questa vita da schifo.
- Ma no signorina, si faccia coraggio, vedrà domani le cose andranno meglio.
- Non c’è domani per me, non c’è futuro, basta voglio farla finita.
Non sapendo più cosa dire, rimasi in silenzio e imbarazzato tornai a guardare verso il lago; ormai si stava facendo notte, il sole era calato da un pezzo. Si erano accesi i lampioni delle strade e anche quelle del pontile. Ancora una volta gli feci una domanda, della quale mi pentii di avergliela fatta un secondo dopo aver parlato.
- Mi scusi signorina, ma quando ha scoperto il tutto, quando ha scoperto la tresca amorosa del suo ex ? Quando è che vi siete lasciati?
La ragazza mi guardò con gli occhi pieni di rabbia e di sofferenza, lanciavano strali di fuoco ed ho pensato adesso mi picchia; poi lanciò il solito grido e scoppiò ancora una volta in un pianto dirotto. Ed io ero lì, e non vi ricordo per l’ennesima volta mia situazione, tornai a guardare verso il galleggiante. Poi la sentii che si soffiava il naso, mi girai a guardala e vidi deporre il fazzolettino ormai stracarico di lacrime nella borsetta e ne prese un altro (forse ne aveva una scorta) e si asciugò gli occhi.
- Lo sa quando mi ha lasciato? Oggi. Il giorno prima delle nozze. Bastardo. Lo sai cosa mi ha detto?
Si fermò in attesa di una mia risposta, La guardai fissa e poi ancora una volta impacciatissimo gli dissi, scrollando la testa in senso di diniego.
- No signorina cosa le ha detto?
- Sai, devo dirti una cosa importante, non ho comprato l’abito.
- Davvero? - Dissi a sottolineare quanto mi aveva detto.
- Allora gli ho detto, perché non l’hai comprato, domani ci sposiamo E lui mi ha risposto perchè non voglio più sposarti, amo tua cugina.
E qui non c’è bisogno che ve lo ridica cosa è successo.
Comunque finito l’ennesimo periodo di pianto, dopo essersi asciugata ancor una volta le lacrime, si alza e mi porge la mano per stringerla mi dice: - Arrivederci e grazie di avermi ascoltata, di aver ascoltato pazientemente una povera ragazza senza futuro. Grazie.
Mi lascia la mano e se ne va.
Io tirai un sospiro di sollievo e pensai “finalmente se ne andata”, e tornai a guardare il galleggiante, che ormai con l’oscurità diventava sempre meno visibile,.
Saranno passati alcuni minuti, tre o quattro non di più da quando la ragazza mi ha salutato, che sento un gran tonfo,come se qualcosa di grosso sia caduto in acqua, Mi volto e il pontile è deserto, non è possibile che la ragazza in poco tempo sia arrivata in fondo al pontile, allora mi domando dove è scomparsa. Poi mi affiora un pensiero “ vuoi vedere che questa si è buttata in acqua, vuoi vedere che si è ammazzata”; quando sento dei gridolini soffocati e del rumore come di qualcuno che sta annaspando nell’acqua. Subito mi alzo e cerco di capire da dove vengono le grida e il rumore, percorro un ventina di metri del pontile verso le grida e vedo la ragazza nell’acque del lago che annaspa nel tentativo di rimanere a galla.
Mi tolgo la felpa, mi sfilo i sandali e mi tuffo in acqua.
Fortunatamente avevo fatto in passato un corso di soccorso in mare, e con due bracciate raggiungo la ragazza, sapendo bene come intervenire, la prendo da dietro e nuoto fino alle scalette che permettono dal lago di risalire sul pontile.
E mentre la ragazza è sdraiata sull’asfalto del pontile e tossisce per sputare l’acqua che ha ingoiato e contemporaneamente cerca di respirare a pieni polmoni e io sono chinato sui fianchi nel cercare di riprendere fiato dopo lo sforzo compiuto e in quel momento cominciai ad aggredire verbalmente la ragazza.
- Lei signorina è una pazza, cercare di togliersi la vita in questo modo. Lei è pazza, una pazza da legare. Ma perché ha tentato il suicidio per un imbecille come il suo ex?.
Mi rialzo respirando a pieni polmoni e vedo gente correre verso di noi dall’inizio del pontile; avevano visto tutto e stavano correndo in nostro aiuto.
La ragazza si mette seduta, tira un gran sospiro e poi mi dice: - Ma quale suicidio, io mi ero sporta per cercare di vedere i pighi tra le acque e sono scivolata nel lago.
Comincio a ridere, poi gli porgo la mano per aiutarla a rialzarsi e gli dico: - Guardi siamo tutte e due fradici per il bagno che ci siamo fatti, considerato che domani non avevo niente da fare e il suo appuntamento è stato disdetto, che dice se ci vediamo qui verso quest’ora e riparliamo di tutta questa storia?

Questo è il terzo anniversario di quella grande pescata, ogni anno nello stesso giorno torno qui a pescare, anche se pighi oggi non ne ho preso neanche uno. Mia moglie mi aspetta a casa, ed è anche in attesa di un bambino, ogni volta che gli amici ci chiedono come ci siamo conosciuti, noi raccontiamo di come l’ ho ripescata in una sera d’estate.

A proposito mia moglie si chiama Alice.

1 commento:

dna ha detto...

L'amore finisce nel momento in cui sta per ricominciare ancora più forte, più travolgente che mai.