Seduta sulla panchina del parco, Maria Luisa aspettava il suo lui.
Erano già dieci minuti che aspettava, come sempre era giunta in anticipo all’appuntamento ma contemporaneamente, lui era come sempre in ritardo. Arrivava sempre con pochi minuti, ma sempre in ritardo.
Lo conosceva da poco tempo, e non sapeva molto di lui, o forse era meglio dire quasi nulla.
Ma era così bello.
Lei poco più che ventenne, per precisione ventidue da poco compiuti.
Lui invece era un bell’ uomo. quarantenne, forse qualcuno in più o forse in meno.
In verità, non gli aveva mai chiesto quanti anni avesse.
Ma cosa importava.
Era un uomo così affascinante, così bello, così… forse era troppo (e lo pensava spesso) per una ragazza semplice come lei.
L’aveva conosciuto una sera in discoteca, in una rinomata discoteca della riviera romagnola.
Nei week end, molto frequentemente partiva insieme ad alcune amiche (quasi sempre le stesse) per andare a ballare in qualche discoteca della riviera.
Non frequentavano sempre lo stesso locale, amavano cambiare discoteca, ma non abitudini.
Partivano, di solito il sabato di primo pomeriggio, intorno alle due e mezzo, dal loro paese della verde Umbria.
Appuntamento al bar della piazza centrale, un caffé e via verso la meta .
Un viaggio di circa due ore e si arriva in riviera; prima cosa da fare, cercare un camera, in uno dei tanti alberghi aperti anche nella stagione invernale.
Preso possesso della camera, una siesta per essere ben sveglie durante la notte.
Verso le nove, vestite per l’occorrenza, e ben truccate si lascia l’albergo per andare a vivere la notte.
Prima tappa, pizzeria, per una cenetta leggere e veloce, poi via verso la discoteca scelta per la serata, o meglio per la notte.
Si arriva al locale prescelto, si fa un po’ di fila, intanto si adocchia eventuali ragazzi liberi da abbordare. Si entra in sala si sceglie un tavolo libero dove accomodarsi e poi in pista a ballare fino alle prime luci dell’alba.
Intorno alle quattro e mezza si lascia la discoteca, e si va in albergo, non prima di aver fatto una sosta in qualche bar per fare colazione con un cappuccino e un cornetto caldo.
Una bella dormita, poi il rito del ritorno.
Verso le tredici ci alza lentamente, molto lentamente. Nascoste le occhiaie della notte dietro un paio di occhiali scuri, si fa una sosta al bar per un tramezzino, un panino o un piadina romagnola e poi lentamente verso casa.
Nel tardo pomeriggio si arriva in piazza, un saluto alle amiche poi a casa.
MariaLuisa, guardo l’orologio, il suo lui era in ritardo, in forte ritardo.
Quella notte che lo conobbe, lui gli apparve tra la folla in pista e gli sorrise.
E rimase turbata.
Capì subito, che lui era rimasta colpita da lei, e forse anche lei lascio capire che era rimasta colpita dalla sua bellezza.
Non che fosse un grande ballerino, anzi non sapeva neanche ballare. Si muoveva lentamente dando l’impressione di seguire la musica, di fatto andava muovendosi per la pista e osservandolo attentamente si notava che non seguiva affatto il ritmo della musica.
Ricordava in quel momento di attesa, come lui si avvicino discretamente, quando lei si reco al bar del locale per bere qualcosa.
Lui si avvicino e gli rivolse la parole con tale semplicità che gli sembrò di conoscerlo da sempre e passò il resto della notte a parlare e ballare con lui.
Quella notte verso le tre, lei decise che ne aveva abbastanza di ballare e decise di tornare in albergo e lui decise di accompagnarla. E ancor prima di arrivare in albergo si ritrovo stretta a lui. Stettero un bel po’ di tempo a scambiarsi baci e qualcos’altro in macchina.
Ma non fece l’amore con lui, non era sua abitudine concedersi al primo bacio, al primo appuntamento. Nel suo modo di pensare non era bello, né elegante, né tanto meno giusto fare l’amore con qualcuno appena conosciuto.
E poi non gli piaceva fare sesso in auto, troppo scomodo e non poteva certo portarlo nella camera d’albergo condivisa con le amiche.
Poco dopo le quattro saluto il suo lui… e andò a dormire in albergo.
MariaLuisa guardò ancora l’orologio, e il ritardo cominciava ad essere troppo.
Quella notte, prima di salutarsi si diedero appuntamento alla settimana seguente, al week and successivo, alla stessa discoteca.
Ma trascorse una settimana molto combattuta.
Il ricordo della serata trascorsa con un uomo così bello ed elegante non la lascia mai, e poi.. come baciava…. fu una settimana tormentata dal ricordo.
Arrivato il sabato decise di non andare, di non andare in riviera.
Anche se combattuta in se stessa disse: “no”.
Lei una ragazza ventenne, una ragazza di paese, lui un uomo, un bel uomo, ma sempre uno sconosciuto.
Come è stato possibile che quella notte è finita tra le sue braccia, fosse anche per solo qualche bacio.
Tutta la settimana cercò di scacciare quella tentazione, ma più la combatteva più lui tornava nei suoi pensieri e poi come baciava… accidenti.
Cosi quel sabato rimase a casa, e la domenica mattina il pensiero di lui e la voglia di rivederlo era svanito.
Perso l’appuntamento, MariaLuisa si convinse che la storia era finita, che non l’avrebbe più incontrato, e poi un uomo bello come lui si sarebbe di certo consolato la sera stessa con una donna… non gli mancavano ne l’occasioni, ne la capacità di trovare un’altra donna.
E poi per lei non era la prima volta che le sue serate finivano con baci, effusione e sesso con ragazzi conosciuti nella notte in discoteca.
Passarono i giorni e MariaLuisa si dimenticò della sua avventura, e come in passato, arrivò nuovamente il sabato e si riparte per la riviera per un'altra notte in discoteca.
Giunto il sabato si riparte come sempre, partenza nel primo pomeriggio, arrivo in riviera, siesta in albergo e poi serata….
Come sempre verso le nove una sosta in pizzeria prima di recarsi in discoteca.
Durante la cena, discussero molto animatamente tra loro, il tema era: quale discoteca per quella notte.
Normalmente trovavano subito l’accordo in quale locale andare, ma quella sera invece non si trovarono subito d’accordo.
Ognuna di loro aveva un motivo per non andare nella tale discoteca e un motivo ugualmente valido per andare in un'altra.
MariaLuisa non partecipò attivamente, per lei una valeva l’altra, l’importante era ballare e passare la notte. Aveva voglia di ballare, ballare fino al mattino, fino a sfinirsi dalla stanchezza.
Alla fine trovarono l’accordo: “ritorniamo alla discoteca dell’ultima volta”.
MariaLuisa guardò ancora l’orologio, ed era sempre più in ritardo.
Raggiunto l’accordo si recarono infine in discoteca.
Lasciati i cappotti all’ingresso, trovato un tavolo libero, fatto il primo giro di ordinazioni tutti in pista a ballare.
MariaLuisa dopo aver salutato vecchie amicizie (tra cui alcune di notti particolari) si butta nella mischia in pista, e così si lascia piano, piano stordire dalla musica, dalle luci, dalla voglia di evadere.
Dopo circa una mezz’ora di frenetico ballare, decise di concedersi una breve pausa, e si recò al tavolo che aveva occupato con le sue amiche.
Il tavolo era desolatamente deserto, considerato che tutte loro stavano il pista a ballare.
MariaLuisa non fece in tempo a sedersi che il suo sguardo fu catturato da una figura in piedi accanto a lei.
“Cazzo” fu il suo primo pensiero .
Lo aveva proprio dimenticato, e non si aspettava di certo questo incontro.
Il suo lui era lì, in piedi davanti a lei.
Era lì, sorpresa e senza parole, questo incontro era l’ultimo dei suoi pensieri, non si aspettava di incontrarlo di nuovo e poi… era proprio bello, troppo bello. Più bello di come se lo ricordava.
“Sei in ritardo di una settimana” esordi…
Lascio le sue amiche e se andò con il suo lui, le quali non ne fecero un dramma, In fondo tra loro c’era un tacito accordo. Nessun rancore per chi rimorchia e abbandona il gruppo. In fondo è una ruota, una sera tocca a una e una sera tocca a un’altra vivere un avventura….
Cosi MariaLuisa lasciò il gruppo di amiche e se andò con il suo lui, e con lui passò il resto della serata ballando e parlando.
Alle tre di notte lasciarono la discoteca e passarono il resto della notte in macchina.
Questa volta si lasciò andare, era proprio bravo nel fare l’amore, anche se non era di suo gradimento, quella notte si lasciò andare e fece l’amore in auto.
Alle prime luci dell’alba si salutarono, e dopo un ultimo bacio e la promessa di un altro incontro si separarono e lei finalmente andò a dormire.
Era troppo bello, tutto era troppo bello.
Lui era troppo bello, stare con lui era troppo bello, fare sesso con lui era troppo bello, tutto era troppo bello.
MariaLuisa guardò ancora l’orologio, ed era sempre più in ritardo.
Passò l’intera settimana in trepida attesa, le sue giornate furono piene del ricordo di quella notte,
Fù una settimana di attesa, di lunga attesa. Questa volta non passo il tempo a combattere i suoi ricordi, anzi visse una settimana di ansia.
Il sabato sembrava così lontano.
E il sabato successivo era di nuovo lì, in riviera, con il gruppo delle amiche era cambiato, molte non potevano permettersi di andare tutti i sabati a ballare in riviera.
Comunque, anche se il gruppo era un po’ cambiato, la routine era sempre la stessa.
Partenza primo pomeriggio del sabato, arrivo primo pomeriggio, preso possesso della camera d’albergo e piccola siesta. Ma questa volta una camera singola, non aveva nessuna voglia di rifare sesso in auto…
Aveva fretta di andare in discoteca e mise fretta pure al suo gruppo d’amiche.
Infatti arrivarono al locale prima del solito, niente fila all’ingresso, poche persone in sala, e non trovarono alcuna difficoltà ha trovare un tavolo libero.
MariaLuisa si sedette e attese.
Tutte le sue amiche in pista a ballare e lei lì seduta con lo sguardo alla porta in trepida attesa.
Non aveva voglia di ballare ancora, ma solo una voglia di lui.
E rimase lì in attesa.
Lui arrivò verso le dieci e trenta. Lo vide entrare, e non si mosse. Lo segui con lo sguardo, non aveva voglia di gettargli le braccia al collo, rimase seduta al tavolo e attese che arrivasse da lei.
Continuo a seguirlo con lo sguardo.
Lui saluto alcuni amici; dava la mano agli amici e baciava le varie ragazze che incontrava, baci casti sulle due guance accompagnati da qualche parole e ampi sorrisi, lei segui tutti le sue mosse. Arrivò dunque al bancone del bar e prese qualcosa da bere, e mentre sorseggiava il suo drink si girò per guardasi intorno, come cercando qualcuno.
Quando finalmente i loro sguardi s’incontrarono lui le sorrise e il suo cuore sobbalzo e forse arrossi, ma emozionantissima e felice, ma rimase compassata per non dare a vedere le sue emozioni.
Fini il suo drink, lascio il bicchiere sul bancone e si diresse verso di lei.
Il resto della serata ( e meglio dire della notte) la passarono insieme.
Alle due di notte lasciano la discoteca, lei aveva un gran desiderio di fare l’amore, ma comodamente, non certo nuovamente in auto. Aveva prenotato una camera matrimoniale, perché aveva previsto di andarci con lui.
Accidenti che notte. Lui era proprio bravo nel fare l’amore.
Sapeva cosa dire e non dire. Sapeva come toccare e non toccare. E come se la conoscesse da sempre e sapesse cosa voleva.
Non era stato il primo uomo della suo vita con cui aveva fatto l’amore, ma nessuno era bravo come lui.
Nella tarda mattinata della domenica, si lasciarono, fecero colazione insieme poi ognuno per la sua strada, non prima però di darsi appuntamento al sabato prossimo. Si era lasciati da pochi minuti e già aspettava con ansia il prossimo sabato, già bisognava di fare con lui.
E cosi per i due sabati successivi, lei salì in riviera con le solite amiche e mentre loro ballavano, lei viveva la sua storia d’amore con il suo bel lui.
Marialuisa, seduta sulla panchina del parco, guardo ancora l’orologio, e lui ancora non si vedeva, il ritardo era ormai grande, erano più due ore che seduta aspettava.
Questo ultimo sabato era salita in riviera da sola con il treno.
Aveva preferito non seguire le solite amiche. Avevano deciso, lei e il suo lui, di cambiare, non più il solito appuntamento in discoteca ma di vedersi nel parco, l’ultima volta le aveva promesso una serata diversa.
Quindi si erano dati appuntamento nel parco. Scese dal treno e si reco al luogo dell’appuntamento. Il parco distava dalla stazione alcune centinaia di metri.
Voleva arrivare leggermente in ritardo e quindi si attardò nel vedere le vetrine del corso, ma arrivò ugualmente in anticipo.
Guardo ancora il suo orologio, erano ormai circa le otto e si stava facendo buio. Doveva prendere una decisione, non poteva certo restare lì in eterno.
Non poteva restare all’infinito, qualche male intenzionato approfittando del buio, poteva importunarla.
Che brutta situazione.
Aveva un appuntamento con un uomo del quale sapeva a malapena il nome, al quale non si era presentato.
E rimaneva ancora lì rischiava di passare la notte nel parco.
Si alzo e tornò su i suoi passi, verso la stazione, dove nei pressi c’era un albergo; lì avrebbe preso una camera per la notte.
Poi una volta in camera si vedrà cosa fare per il resto della serata.
Giunse alla piazza antistante la stazione, e mentre era ferma al semaforo, in attesa di attraversare, il suo sguardo fu catturato da un manifesto di un edicola per giornali.
Era la prima pagina di un giornale locale che usciva anche nell’edizione serale.
Si accese il verde e MariaLuisa, invece di attraversare rimase ferma, attonita e smarrita, poi si diresse verso l’edicola e compro il giornale.
C’era un titolo in piena pagina e una foto, la foto di un uomo che conosceva molto bene.
Il titolo diceva: “Aereo precipitato all’alba nei pressi di Cesena” . Si soffermo ancora sulla foto, non aveva dubbi era il suo lui, poi lesse la didascalia della foto: “Il Comandante Mario De pressi era alla guida dell’aereo precipitato”.
Marialuisa fece dei passi indietro, poi si sedette sul marciapiede, era come se le forze l’avessero abbandonata tutte insieme.
Continuo a guadare la foto, poi le lacrime gli riempirono gli occhi e rimase lì, senza saper cosa fare con il cuore colmo di dolore.
, Maria Luisa aspettava il suo lui.
Erano già dieci minuti che aspettava, come sempre era giunta in anticipo all’appuntamento ma contemporaneamente, lui era come sempre in ritardo. Arrivava sempre con pochi minuti, ma sempre in ritardo.
Lo conosceva da poco tempo, e non sapeva molto di lui, o forse era meglio dire quasi nulla.
Ma era così bello.
Lei poco più che ventenne, per precisione ventidue da poco compiuti.
Lui invece era un bell’ uomo. quarantenne, forse qualcuno in più o forse in meno.
In verità, non gli aveva mai chiesto quanti anni avesse.
Ma cosa importava.
Era un uomo così affascinante, così bello, così… forse era troppo (e lo pensava spesso) per una ragazza semplice come lei.
L’aveva conosciuto una sera in discoteca, in una rinomata discoteca della riviera romagnola.
Nei week end, molto frequentemente partiva insieme ad alcune amiche (quasi sempre le stesse) per andare a ballare in qualche discoteca della riviera.
Non frequentavano sempre lo stesso locale, amavano cambiare discoteca, ma non abitudini.
Partivano, di solito il sabato di primo pomeriggio, intorno alle due e mezzo, dal loro paese della verde Umbria.
Appuntamento al bar della piazza centrale, un caffé e via verso la meta .
Un viaggio di circa due ore e si arriva in riviera; prima cosa da fare, cercare un camera, in uno dei tanti alberghi aperti anche nella stagione invernale.
Preso possesso della camera, una siesta per essere ben sveglie durante la notte.
Verso le nove, vestite per l’occorrenza, e ben truccate si lascia l’albergo per andare a vivere la notte.
Prima tappa, pizzeria, per una cenetta leggere e veloce, poi via verso la discoteca scelta per la serata, o meglio per la notte.
Si arriva al locale prescelto, si fa un po’ di fila, intanto si adocchia eventuali ragazzi liberi da abbordare. Si entra in sala si sceglie un tavolo libero dove accomodarsi e poi in pista a ballare fino alle prime luci dell’alba.
Intorno alle quattro e mezza si lascia la discoteca, e si va in albergo, non prima di aver fatto una sosta in qualche bar per fare colazione con un cappuccino e un cornetto caldo.
Una bella dormita, poi il rito del ritorno.
Verso le tredici ci alza lentamente, molto lentamente. Nascoste le occhiaie della notte dietro un paio di occhiali scuri, si fa una sosta al bar per un tramezzino, un panino o un piadina romagnola e poi lentamente verso casa.
Nel tardo pomeriggio si arriva in piazza, un saluto alle amiche poi a casa.
MariaLuisa, guardo l’orologio, il suo lui era in ritardo, in forte ritardo.
Quella notte che lo conobbe, lui gli apparve tra la folla in pista e gli sorrise.
E rimase turbata.
Capì subito, che lui era rimasta colpita da lei, e forse anche lei lascio capire che era rimasta colpita dalla sua bellezza.
Non che fosse un grande ballerino, anzi non sapeva neanche ballare. Si muoveva lentamente dando l’impressione di seguire la musica, di fatto andava muovendosi per la pista e osservandolo attentamente si notava che non seguiva affatto il ritmo della musica.
Ricordava in quel momento di attesa, come lui si avvicino discretamente, quando lei si reco al bar del locale per bere qualcosa.
Lui si avvicino e gli rivolse la parole con tale semplicità che gli sembrò di conoscerlo da sempre e passò il resto della notte a parlare e ballare con lui.
Quella notte verso le tre, lei decise che ne aveva abbastanza di ballare e decise di tornare in albergo e lui decise di accompagnarla. E ancor prima di arrivare in albergo si ritrovo stretta a lui. Stettero un bel po’ di tempo a scambiarsi baci e qualcos’altro in macchina.
Ma non fece l’amore con lui, non era sua abitudine concedersi al primo bacio, al primo appuntamento. Nel suo modo di pensare non era bello, né elegante, né tanto meno giusto fare l’amore con qualcuno appena conosciuto.
E poi non gli piaceva fare sesso in auto, troppo scomodo e non poteva certo portarlo nella camera d’albergo condivisa con le amiche.
Poco dopo le quattro saluto il suo lui… e andò a dormire in albergo.
MariaLuisa guardò ancora l’orologio, e il ritardo cominciava ad essere troppo.
Quella notte, prima di salutarsi si diedero appuntamento alla settimana seguente, al week and successivo, alla stessa discoteca.
Ma trascorse una settimana molto combattuta.
Il ricordo della serata trascorsa con un uomo così bello ed elegante non la lascia mai, e poi.. come baciava…. fu una settimana tormentata dal ricordo.
Arrivato il sabato decise di non andare, di non andare in riviera.
Anche se combattuta in se stessa disse: “no”.
Lei una ragazza ventenne, una ragazza di paese, lui un uomo, un bel uomo, ma sempre uno sconosciuto.
Come è stato possibile che quella notte è finita tra le sue braccia, fosse anche per solo qualche bacio.
Tutta la settimana cercò di scacciare quella tentazione, ma più la combatteva più lui tornava nei suoi pensieri e poi come baciava… accidenti.
Cosi quel sabato rimase a casa, e la domenica mattina il pensiero di lui e la voglia di rivederlo era svanito.
Perso l’appuntamento, MariaLuisa si convinse che la storia era finita, che non l’avrebbe più incontrato, e poi un uomo bello come lui si sarebbe di certo consolato la sera stessa con una donna… non gli mancavano ne l’occasioni, ne la capacità di trovare un’altra donna.
E poi per lei non era la prima volta che le sue serate finivano con baci, effusione e sesso con ragazzi conosciuti nella notte in discoteca.
Passarono i giorni e MariaLuisa si dimenticò della sua avventura, e come in passato, arrivò nuovamente il sabato e si riparte per la riviera per un'altra notte in discoteca.
Giunto il sabato si riparte come sempre, partenza nel primo pomeriggio, arrivo in riviera, siesta in albergo e poi serata….
Come sempre verso le nove una sosta in pizzeria prima di recarsi in discoteca.
Durante la cena, discussero molto animatamente tra loro, il tema era: quale discoteca per quella notte.
Normalmente trovavano subito l’accordo in quale locale andare, ma quella sera invece non si trovarono subito d’accordo.
Ognuna di loro aveva un motivo per non andare nella tale discoteca e un motivo ugualmente valido per andare in un'altra.
MariaLuisa non partecipò attivamente, per lei una valeva l’altra, l’importante era ballare e passare la notte. Aveva voglia di ballare, ballare fino al mattino, fino a sfinirsi dalla stanchezza.
Alla fine trovarono l’accordo: “ritorniamo alla discoteca dell’ultima volta”.
MariaLuisa guardò ancora l’orologio, ed era sempre più in ritardo.
Raggiunto l’accordo si recarono infine in discoteca.
Lasciati i cappotti all’ingresso, trovato un tavolo libero, fatto il primo giro di ordinazioni tutti in pista a ballare.
MariaLuisa dopo aver salutato vecchie amicizie (tra cui alcune di notti particolari) si butta nella mischia in pista, e così si lascia piano, piano stordire dalla musica, dalle luci, dalla voglia di evadere.
Dopo circa una mezz’ora di frenetico ballare, decise di concedersi una breve pausa, e si recò al tavolo che aveva occupato con le sue amiche.
Il tavolo era desolatamente deserto, considerato che tutte loro stavano il pista a ballare.
MariaLuisa non fece in tempo a sedersi che il suo sguardo fu catturato da una figura in piedi accanto a lei.
“Cazzo” fu il suo primo pensiero .
Lo aveva proprio dimenticato, e non si aspettava di certo questo incontro.
Il suo lui era lì, in piedi davanti a lei.
Era lì, sorpresa e senza parole, questo incontro era l’ultimo dei suoi pensieri, non si aspettava di incontrarlo di nuovo e poi… era proprio bello, troppo bello. Più bello di come se lo ricordava.
“Sei in ritardo di una settimana” esordi…
Lascio le sue amiche e se andò con il suo lui, le quali non ne fecero un dramma, In fondo tra loro c’era un tacito accordo. Nessun rancore per chi rimorchia e abbandona il gruppo. In fondo è una ruota, una sera tocca a una e una sera tocca a un’altra vivere un avventura….
Cosi MariaLuisa lasciò il gruppo di amiche e se andò con il suo lui, e con lui passò il resto della serata ballando e parlando.
Alle tre di notte lasciarono la discoteca e passarono il resto della notte in macchina.
Questa volta si lasciò andare, era proprio bravo nel fare l’amore, anche se non era di suo gradimento, quella notte si lasciò andare e fece l’amore in auto.
Alle prime luci dell’alba si salutarono, e dopo un ultimo bacio e la promessa di un altro incontro si separarono e lei finalmente andò a dormire.
Era troppo bello, tutto era troppo bello.
Lui era troppo bello, stare con lui era troppo bello, fare sesso con lui era troppo bello, tutto era troppo bello.
MariaLuisa guardò ancora l’orologio, ed era sempre più in ritardo.
Passò l’intera settimana in trepida attesa, le sue giornate furono piene del ricordo di quella notte,
Fù una settimana di attesa, di lunga attesa. Questa volta non passo il tempo a combattere i suoi ricordi, anzi visse una settimana di ansia.
Il sabato sembrava così lontano.
E il sabato successivo era di nuovo lì, in riviera, con il gruppo delle amiche era cambiato, molte non potevano permettersi di andare tutti i sabati a ballare in riviera.
Comunque, anche se il gruppo era un po’ cambiato, la routine era sempre la stessa.
Partenza primo pomeriggio del sabato, arrivo primo pomeriggio, preso possesso della camera d’albergo e piccola siesta. Ma questa volta una camera singola, non aveva nessuna voglia di rifare sesso in auto…
Aveva fretta di andare in discoteca e mise fretta pure al suo gruppo d’amiche.
Infatti arrivarono al locale prima del solito, niente fila all’ingresso, poche persone in sala, e non trovarono alcuna difficoltà ha trovare un tavolo libero.
MariaLuisa si sedette e attese.
Tutte le sue amiche in pista a ballare e lei lì seduta con lo sguardo alla porta in trepida attesa.
Non aveva voglia di ballare ancora, ma solo una voglia di lui.
E rimase lì in attesa.
Lui arrivò verso le dieci e trenta. Lo vide entrare, e non si mosse. Lo segui con lo sguardo, non aveva voglia di gettargli le braccia al collo, rimase seduta al tavolo e attese che arrivasse da lei.
Continuo a seguirlo con lo sguardo.
Lui saluto alcuni amici; dava la mano agli amici e baciava le varie ragazze che incontrava, baci casti sulle due guance accompagnati da qualche parole e ampi sorrisi, lei segui tutti le sue mosse. Arrivò dunque al bancone del bar e prese qualcosa da bere, e mentre sorseggiava il suo drink si girò per guardasi intorno, come cercando qualcuno.
Quando finalmente i loro sguardi s’incontrarono lui le sorrise e il suo cuore sobbalzo e forse arrossi, ma emozionantissima e felice, ma rimase compassata per non dare a vedere le sue emozioni.
Fini il suo drink, lascio il bicchiere sul bancone e si diresse verso di lei.
Il resto della serata ( e meglio dire della notte) la passarono insieme.
Alle due di notte lasciano la discoteca, lei aveva un gran desiderio di fare l’amore, ma comodamente, non certo nuovamente in auto. Aveva prenotato una camera matrimoniale, perché aveva previsto di andarci con lui.
Accidenti che notte. Lui era proprio bravo nel fare l’amore.
Sapeva cosa dire e non dire. Sapeva come toccare e non toccare. E come se la conoscesse da sempre e sapesse cosa voleva.
Non era stato il primo uomo della suo vita con cui aveva fatto l’amore, ma nessuno era bravo come lui.
Nella tarda mattinata della domenica, si lasciarono, fecero colazione insieme poi ognuno per la sua strada, non prima però di darsi appuntamento al sabato prossimo. Si era lasciati da pochi minuti e già aspettava con ansia il prossimo sabato, già bisognava di fare con lui.
E cosi per i due sabati successivi, lei salì in riviera con le solite amiche e mentre loro ballavano, lei viveva la sua storia d’amore con il suo bel lui.
Marialuisa, seduta sulla panchina del parco, guardo ancora l’orologio, e lui ancora non si vedeva, il ritardo era ormai grande, erano più due ore che seduta aspettava.
Questo ultimo sabato era salita in riviera da sola con il treno.
Aveva preferito non seguire le solite amiche. Avevano deciso, lei e il suo lui, di cambiare, non più il solito appuntamento in discoteca ma di vedersi nel parco, l’ultima volta le aveva promesso una serata diversa.
Quindi si erano dati appuntamento nel parco. Scese dal treno e si reco al luogo dell’appuntamento. Il parco distava dalla stazione alcune centinaia di metri.
Voleva arrivare leggermente in ritardo e quindi si attardò nel vedere le vetrine del corso, ma arrivò ugualmente in anticipo.
Guardo ancora il suo orologio, erano ormai circa le otto e si stava facendo buio. Doveva prendere una decisione, non poteva certo restare lì in eterno.
Non poteva restare all’infinito, qualche male intenzionato approfittando del buio, poteva importunarla.
Che brutta situazione.
Aveva un appuntamento con un uomo del quale sapeva a malapena il nome, al quale non si era presentato.
E rimaneva ancora lì rischiava di passare la notte nel parco.
Si alzo e tornò su i suoi passi, verso la stazione, dove nei pressi c’era un albergo; lì avrebbe preso una camera per la notte.
Poi una volta in camera si vedrà cosa fare per il resto della serata.
Giunse alla piazza antistante la stazione, e mentre era ferma al semaforo, in attesa di attraversare, il suo sguardo fu catturato da un manifesto di un edicola per giornali.
Era la prima pagina di un giornale locale che usciva anche nell’edizione serale.
Si accese il verde e MariaLuisa, invece di attraversare rimase ferma, attonita e smarrita, poi si diresse verso l’edicola e compro il giornale.
C’era un titolo in piena pagina e una foto, la foto di un uomo che conosceva molto bene.
Il titolo diceva: “Aereo precipitato all’alba nei pressi di Cesena” . Si soffermo ancora sulla foto, non aveva dubbi era il suo lui, poi lesse la didascalia della foto: “Il Comandante Mario De pressi era alla guida dell’aereo precipitato”.
Marialuisa fece dei passi indietro, poi si sedette sul marciapiede, era come se le forze l’avessero abbandonata tutte insieme.
Continuo a guadare la foto, poi le lacrime gli riempirono gli occhi e rimase lì, senza saper cosa fare con il cuore colmo di dolore.
venerdì 13 marzo 2009
Io sono la via, la verità, la vita.
Eleonora scese dalla macchina e richiuse lo sportello con tutta la sua forza, rimanendo in piedi accanto all’auto in attesa che ripartisse.
L’uomo che era rimasto seduto in auto, azionò il contatto elettrico per abbassare il finestrino che dava sul lato dov’era Eleonora, si chino di lato per vedere in suo volto e disse: “ Quando ci rivediamo?”
Eleonora alzo il suo sguardo al cielo, perché non aveva nessuna voglia di guardarlo in volto e rispose: “Non so”.
L’uomo si irritò della risposta, tacque, richiuse il finestrino e parti velocemente, quasi sgommando.
Eleonora segui con gli occhi l’auto che si allontanava velocemente. La segui finche non giunse all’incrocio in fondo al viale alberato. Quando l’auto svoltò, rimase ancora qualche istante ferma ad osservare ciò che la circondava.
Poi girò su se stessa di 180° gradi e si trovò davanti il portone della sua casa.
Guardò l’orologio, erano circa le 11,30 aveva molto tempo davanti a se e non aveva nessuna voglia di chiudersi in casa.
Decise di passeggiare un po'.
Era una di quelle giornate di fine inverno in cui si sente già il tepore della primavera.
Una frizzante giornata di sole, come la sua città sapeva donare in quel periodo.
Ogni tanto si alzava un soffio di vento, una leggera brezza che dava dei pizzichi di freddo, ma non dava fastidio, anzi davano più piacere ai raggi del sole che riscaldavano.
Eleonora sollevo il bavero del suo lungo cappotto marrone e s’incammino lungo il viale prendendo la direzione opposta dalla quale velocemente si era allontanata l’auto, quasi volesse ancor più allontanarsi da quel uomo.
Si incammino lungo il viale cercando di capire i suoi sentimenti.
Si sentiva sempre più confusa.
Sentiva crescere in se un malessere, del quale non sapeva dargli dei contorni, un nome o un senso.
Il viale che stava percorrendo terminava in una piazza circolare.
Al centro circondata dall’asfalto, era posto un piccolo giardino.
Un giardino con piccoli vialetti e tra aiuole fiorite di primule e violette vi erano delle panche di legno.
Eleonora si sedette su una panca si accese una sigaretta, e si guardo intorno ed ebbe l’impressione di trovarsi al centro di una ruota. E lei era seduta sul mozzo dal quale partivano i raggi. Dalla piazza partivano a raggiera in modo regolare e simmetrico sei viali alberati.
Stando seduta cominciò ad osservare la piazza, girando solamente il capo a seguire il contorno della piazza, ed aveva proprio di stare al centro di ruota. E pensò alla sua vita, che come una ruota girava e non riusciva fermarla e questo gli creava confusione, voleva fermare quella ruota, voleva fermare la sua vita che la imprigionava e correva via.
Si alzo getto lontano la sigaretta che aveva tra le ani e cominciò a girare su se stessa, seguendo il profilo della piazza, giro come se fosse lei mozzo che fa girare l’intera piazza e giro su stessa quasi fino girare la testa e poi presa da un capogiro si sedette pesantemente sulla panca, e si poggio sullo schienale della panca e chiuse gi occhi e rimase cosi alcuni minuti in attesa che passasse il capogiro.
Quando si riprese lentamente comincio a riguardare l’intere piazza e quel punto notò tra due viali, una chiesa e vide
Che la porta era aperta.
Si alzo, attraverso con passo svelto la corsia d’asfalto che circondava il piccolo giardino e si fermo in fondo alla scalinata che portava all’ingresso della chiesa.
Rimase qualche secondo dubbiosa. Quel gioco forsennato, fatto nel giardino della piazza aveva allentato la morsa del malessere che l’attanagliava, ma ome si fermo nei pressi della scalinata risenti il peso del suo malessere.
Il risentire il suo malessere, cancellò ogni dubbio e salì.
Entrò e si sentì travolta dal silenzio.
Era la prima volta che entrava in quella chiesa.
Eleonora aveva frequentato la sua parrocchia quando era giovane, poi aveva senza un motivo preciso aveva smesso di frequentarla, abita da circa dieci anni in quel quartiere e non aveva mai trovato il tempo di visitare quella chiesa.
Il suo primo pensiero come entrò fu di domandarsi : “da quanto tempo che non entro più in una chiesa”.
Si sedette in uno degli ultimi banchi in silenzio e si chino su stessa riflettendo sul suo malessere.
Sobbalzò di paura quando sentì una mano posarsi sulla sua spalla.
Si voltò e incrociò lo sguardo di un giovane sacerdote.
- “Le chiedo scusa, non volevo metterle paura, ma dovrei chiudere la chiesa”.
- “Padre vorrei o meglio forse dovrei parlare con qualcuno”.
- “Posso essere io quel qualcuno ?”
- “Si” - Eleonora guardò il giovane sacerdote con lo sguardo di chi supplica “non mi mandi via”, e continuo – “Si padre può essere lei”.
Il giovane sacerdote rimase alcuni istanti in silenzio guardando Eleonora, poi spostò il suo sguardo verso l’altare, tornò a guardare Eleonora e disse: - “Aspetti che chiudo la porta della chiesa e vengo da lei”.
Il giovane sacerdote si sedette affianco a Eleonora e domandò: “Cosa c’è?”
- “Ho padre mi sento come in mezzo al mare nel pieno di una tempesta.”
- “Non ti preoccupare già una volta Gesù ha calmato le onde e fatto tacere i venti , non è impossibile per lui calmare le tempeste”.
- “Vede...” - cercò di continuare Eleonora, ma il sacerdote la interruppe.
- “Andiamo con ordine ragazza. Sei credente.”
- “Si. Almeno credo. .”- rispose titubante Eleonora – “lo ero o forse no; quando ero giovane frequentavo la parrocchia, ma sono molti anni che ho messo da parte la religione.”
- “Quanti anni hai “- domandò il giovane prete.
- “Trenta”- rispose Eleonora.
- “E da quanti anni che non frequenti più la parrocchia ?2
- “All’incirca da quindici anni”
Ci fu un attimo di pausa, poi il giovane sacerdote riprese a parlare
- “Ti ho chiesto se eri credente, perché volevo sapere se volevi confessarti o semplicemente parlare.Ma penso che sia meglio solo parlare. Puoi parlare tranquillamente, sono abituato a tenere i segreti.”
Eleonora alzo i suoi occhi e domando: - “Da dove inizio ?”
- “Semplicemente dall’inizio” - replico il giovane sacerdote.
- “Vede padre non posso dire che la mia vita sia stata infelice. I miei genitori mi hanno molto amato e la mia giovinezza è stata spensierata. Ho conosciuto mio marito che io ero una studentessa liceale e lui era già quasi laureato. Tra noi ci sono circa dieci anni di differenza, ma non è questo il problema, non è mai stato un problema la differenza di età. Mio marito come laureato trovò subito un buon lavoro, guadagna molto e mi ha permesso una vita agiata. Ci possiamo permettere di vivere in questo quartiere così borghese. Posso dire che non mi manca niente. In questi dieci anni di matrimonio, mio marito mi ha dato tutto ciò di cui ho avuto bisogno. Abbiamo due figli, che io amo. Ma non so cosa mi sia successo.”
Eleonora cominciò a piangere.
Cominciò a singhiozzare, cercò di dire qualcosa, ma uscivano dalla sua bocca solo suoni incomprensibili.
Il giovane sacerdote lo invito a rilassarsi: - “Non parlare, pensa solo a piangere.”
Poi il sacerdote le prese le mani e l’ accarezzo il capo.
Le lacrime di Eleonora cadevano dal volto sulle mani del giovane sacerdote che teneva strette le mani di Eleonora.
Rimasero così alcuni minuti.
Il silenzio della Chiesa era interrotto solo dai singhiozzi di Eleonora.
Quando si fu calmata Eleonora riprese a raccontare la sua vita.
- “Tutto è cominciato alcuni mesi fa. Ho conosciuto un nuovo collega di mio marito. Un uomo attraente. Non so cosa sia successo. Mio marito lo portava a cena. Lo invitava nei weekand a casa nostra o fare delle gite con noi. Lui ha cominciato a mostrare interesse per me, mentre improvvisamente mi sono accorta che mio marito preso dalle sue cose mi trascurava un po'. Mentre questo nuovo collega mi mostrava sempre più interesse, era nata una amicizia profonda e intima tra noi. Questa forma di amicizia era una forma di corteggiamento, io mi sono risentita donna, anzi mi sembrava di essere tornata al liceo. Cominciò ad invitarmi a uscire il pomeriggio per andare o in libreria o semplicemente a prendere un gelato. Poi tutto è precipitato così velocemente. Lui mi ha dichiarato il suo amore. Mi sono sentita frastornata e innamorata. Poi ieri ho inventato una scusa a mio marito, la stessa che dicevo a mio padre per uscire con mio marito. Ho passato la notte con lui. E il risveglio è stato così brutto.Credevo di essere innamorata, ma ora non so più cosa sono. Cosa mi consiglia padre ?”
- “Non è facile rispondere” - disse il giovane prete.
Poi ci una lunga pausa, prima che ricominciasse a parlare il giovane sacerdote.
- “La mia morale mi porterebbe a dire subito che tutto questo è peccato, e che la cosa da fare e rompere subito questa relazione. Ma non credo che ti avrei aiutata. Io credo che questa avventura non ti renderà felice, ma che neanche tornare alla tua vita di prima di renderà felice se tu ...”
Il giovane sacerdote parlò ancora per alcuni minuti.
E mentre ascoltava Eleonora cominciò a mettere ordine nei suoi pensieri.
Il giovane sacerdote parlò finché non comprese che il colloquio era giunto al termine.
Si alzò e indicando il crocifisso posto in fondo alla navata, ben in alto e al centro da essere ben visibile anche dal fondo della chiesa e disse : - “Signora un ultima cosa, riscopra quell’uomo che ha tanto amato il mondo da dare la sua vita anche per lei perché fossero cancellati i suoi peccati. Ritorni a Gesù.”
Eleonora si alzò subito dopo il giovane sacerdote e s’avviò verso l’uscita.
Come fu fuori, prima che si chiudesse la porta Eleonora si voltò verso il giovane sacerdote e disse : - “Grazie”.
Uscendo Eleonora prese al volo, su un tavolo posto in prossimità dell’uscita, un santino.
Mentre scendeva le scale osservò ciò che aveva catturato la attenzione. Era un immagine classica in cui era raffigurato un volto di Gesù, giro l’immagine e dietro vi erano stampate poche parole “Io sono la via, la verità, la vita”
Queste poche parole accompagnarono Eleonora mentre tornava a casa.
Quella sera dopo cenato mise i suoi figli presto a letto, aspettò che dormissero. Poi raggiunse suo marito che come tutte le sere che stavano in casa, si era accomodato sulla “sua” poltrona per vedere la tv.
Eleonora entrò nel salone e andò a sedere tra la tv e il marito.
Prese il telecomando dalle mani del marito e spense la tv.
Il marito sorpreso ed Eleonora pensierosa rimasero alcuni istanti in silenzio.
Poi Eleonora prese coraggio e inizio a parlare: - “Oggi sono stata in chiesa e uscendo ho preso un santino in cui era scritto “Io sono la via, la verità e la vita” e questo mi ha spinto a dirti la verità, questa notte ho dormito con un uomo... aspetta prima ascoltami...”
L’uomo che era rimasto seduto in auto, azionò il contatto elettrico per abbassare il finestrino che dava sul lato dov’era Eleonora, si chino di lato per vedere in suo volto e disse: “ Quando ci rivediamo?”
Eleonora alzo il suo sguardo al cielo, perché non aveva nessuna voglia di guardarlo in volto e rispose: “Non so”.
L’uomo si irritò della risposta, tacque, richiuse il finestrino e parti velocemente, quasi sgommando.
Eleonora segui con gli occhi l’auto che si allontanava velocemente. La segui finche non giunse all’incrocio in fondo al viale alberato. Quando l’auto svoltò, rimase ancora qualche istante ferma ad osservare ciò che la circondava.
Poi girò su se stessa di 180° gradi e si trovò davanti il portone della sua casa.
Guardò l’orologio, erano circa le 11,30 aveva molto tempo davanti a se e non aveva nessuna voglia di chiudersi in casa.
Decise di passeggiare un po'.
Era una di quelle giornate di fine inverno in cui si sente già il tepore della primavera.
Una frizzante giornata di sole, come la sua città sapeva donare in quel periodo.
Ogni tanto si alzava un soffio di vento, una leggera brezza che dava dei pizzichi di freddo, ma non dava fastidio, anzi davano più piacere ai raggi del sole che riscaldavano.
Eleonora sollevo il bavero del suo lungo cappotto marrone e s’incammino lungo il viale prendendo la direzione opposta dalla quale velocemente si era allontanata l’auto, quasi volesse ancor più allontanarsi da quel uomo.
Si incammino lungo il viale cercando di capire i suoi sentimenti.
Si sentiva sempre più confusa.
Sentiva crescere in se un malessere, del quale non sapeva dargli dei contorni, un nome o un senso.
Il viale che stava percorrendo terminava in una piazza circolare.
Al centro circondata dall’asfalto, era posto un piccolo giardino.
Un giardino con piccoli vialetti e tra aiuole fiorite di primule e violette vi erano delle panche di legno.
Eleonora si sedette su una panca si accese una sigaretta, e si guardo intorno ed ebbe l’impressione di trovarsi al centro di una ruota. E lei era seduta sul mozzo dal quale partivano i raggi. Dalla piazza partivano a raggiera in modo regolare e simmetrico sei viali alberati.
Stando seduta cominciò ad osservare la piazza, girando solamente il capo a seguire il contorno della piazza, ed aveva proprio di stare al centro di ruota. E pensò alla sua vita, che come una ruota girava e non riusciva fermarla e questo gli creava confusione, voleva fermare quella ruota, voleva fermare la sua vita che la imprigionava e correva via.
Si alzo getto lontano la sigaretta che aveva tra le ani e cominciò a girare su se stessa, seguendo il profilo della piazza, giro come se fosse lei mozzo che fa girare l’intera piazza e giro su stessa quasi fino girare la testa e poi presa da un capogiro si sedette pesantemente sulla panca, e si poggio sullo schienale della panca e chiuse gi occhi e rimase cosi alcuni minuti in attesa che passasse il capogiro.
Quando si riprese lentamente comincio a riguardare l’intere piazza e quel punto notò tra due viali, una chiesa e vide
Che la porta era aperta.
Si alzo, attraverso con passo svelto la corsia d’asfalto che circondava il piccolo giardino e si fermo in fondo alla scalinata che portava all’ingresso della chiesa.
Rimase qualche secondo dubbiosa. Quel gioco forsennato, fatto nel giardino della piazza aveva allentato la morsa del malessere che l’attanagliava, ma ome si fermo nei pressi della scalinata risenti il peso del suo malessere.
Il risentire il suo malessere, cancellò ogni dubbio e salì.
Entrò e si sentì travolta dal silenzio.
Era la prima volta che entrava in quella chiesa.
Eleonora aveva frequentato la sua parrocchia quando era giovane, poi aveva senza un motivo preciso aveva smesso di frequentarla, abita da circa dieci anni in quel quartiere e non aveva mai trovato il tempo di visitare quella chiesa.
Il suo primo pensiero come entrò fu di domandarsi : “da quanto tempo che non entro più in una chiesa”.
Si sedette in uno degli ultimi banchi in silenzio e si chino su stessa riflettendo sul suo malessere.
Sobbalzò di paura quando sentì una mano posarsi sulla sua spalla.
Si voltò e incrociò lo sguardo di un giovane sacerdote.
- “Le chiedo scusa, non volevo metterle paura, ma dovrei chiudere la chiesa”.
- “Padre vorrei o meglio forse dovrei parlare con qualcuno”.
- “Posso essere io quel qualcuno ?”
- “Si” - Eleonora guardò il giovane sacerdote con lo sguardo di chi supplica “non mi mandi via”, e continuo – “Si padre può essere lei”.
Il giovane sacerdote rimase alcuni istanti in silenzio guardando Eleonora, poi spostò il suo sguardo verso l’altare, tornò a guardare Eleonora e disse: - “Aspetti che chiudo la porta della chiesa e vengo da lei”.
Il giovane sacerdote si sedette affianco a Eleonora e domandò: “Cosa c’è?”
- “Ho padre mi sento come in mezzo al mare nel pieno di una tempesta.”
- “Non ti preoccupare già una volta Gesù ha calmato le onde e fatto tacere i venti , non è impossibile per lui calmare le tempeste”.
- “Vede...” - cercò di continuare Eleonora, ma il sacerdote la interruppe.
- “Andiamo con ordine ragazza. Sei credente.”
- “Si. Almeno credo. .”- rispose titubante Eleonora – “lo ero o forse no; quando ero giovane frequentavo la parrocchia, ma sono molti anni che ho messo da parte la religione.”
- “Quanti anni hai “- domandò il giovane prete.
- “Trenta”- rispose Eleonora.
- “E da quanti anni che non frequenti più la parrocchia ?2
- “All’incirca da quindici anni”
Ci fu un attimo di pausa, poi il giovane sacerdote riprese a parlare
- “Ti ho chiesto se eri credente, perché volevo sapere se volevi confessarti o semplicemente parlare.Ma penso che sia meglio solo parlare. Puoi parlare tranquillamente, sono abituato a tenere i segreti.”
Eleonora alzo i suoi occhi e domando: - “Da dove inizio ?”
- “Semplicemente dall’inizio” - replico il giovane sacerdote.
- “Vede padre non posso dire che la mia vita sia stata infelice. I miei genitori mi hanno molto amato e la mia giovinezza è stata spensierata. Ho conosciuto mio marito che io ero una studentessa liceale e lui era già quasi laureato. Tra noi ci sono circa dieci anni di differenza, ma non è questo il problema, non è mai stato un problema la differenza di età. Mio marito come laureato trovò subito un buon lavoro, guadagna molto e mi ha permesso una vita agiata. Ci possiamo permettere di vivere in questo quartiere così borghese. Posso dire che non mi manca niente. In questi dieci anni di matrimonio, mio marito mi ha dato tutto ciò di cui ho avuto bisogno. Abbiamo due figli, che io amo. Ma non so cosa mi sia successo.”
Eleonora cominciò a piangere.
Cominciò a singhiozzare, cercò di dire qualcosa, ma uscivano dalla sua bocca solo suoni incomprensibili.
Il giovane sacerdote lo invito a rilassarsi: - “Non parlare, pensa solo a piangere.”
Poi il sacerdote le prese le mani e l’ accarezzo il capo.
Le lacrime di Eleonora cadevano dal volto sulle mani del giovane sacerdote che teneva strette le mani di Eleonora.
Rimasero così alcuni minuti.
Il silenzio della Chiesa era interrotto solo dai singhiozzi di Eleonora.
Quando si fu calmata Eleonora riprese a raccontare la sua vita.
- “Tutto è cominciato alcuni mesi fa. Ho conosciuto un nuovo collega di mio marito. Un uomo attraente. Non so cosa sia successo. Mio marito lo portava a cena. Lo invitava nei weekand a casa nostra o fare delle gite con noi. Lui ha cominciato a mostrare interesse per me, mentre improvvisamente mi sono accorta che mio marito preso dalle sue cose mi trascurava un po'. Mentre questo nuovo collega mi mostrava sempre più interesse, era nata una amicizia profonda e intima tra noi. Questa forma di amicizia era una forma di corteggiamento, io mi sono risentita donna, anzi mi sembrava di essere tornata al liceo. Cominciò ad invitarmi a uscire il pomeriggio per andare o in libreria o semplicemente a prendere un gelato. Poi tutto è precipitato così velocemente. Lui mi ha dichiarato il suo amore. Mi sono sentita frastornata e innamorata. Poi ieri ho inventato una scusa a mio marito, la stessa che dicevo a mio padre per uscire con mio marito. Ho passato la notte con lui. E il risveglio è stato così brutto.Credevo di essere innamorata, ma ora non so più cosa sono. Cosa mi consiglia padre ?”
- “Non è facile rispondere” - disse il giovane prete.
Poi ci una lunga pausa, prima che ricominciasse a parlare il giovane sacerdote.
- “La mia morale mi porterebbe a dire subito che tutto questo è peccato, e che la cosa da fare e rompere subito questa relazione. Ma non credo che ti avrei aiutata. Io credo che questa avventura non ti renderà felice, ma che neanche tornare alla tua vita di prima di renderà felice se tu ...”
Il giovane sacerdote parlò ancora per alcuni minuti.
E mentre ascoltava Eleonora cominciò a mettere ordine nei suoi pensieri.
Il giovane sacerdote parlò finché non comprese che il colloquio era giunto al termine.
Si alzò e indicando il crocifisso posto in fondo alla navata, ben in alto e al centro da essere ben visibile anche dal fondo della chiesa e disse : - “Signora un ultima cosa, riscopra quell’uomo che ha tanto amato il mondo da dare la sua vita anche per lei perché fossero cancellati i suoi peccati. Ritorni a Gesù.”
Eleonora si alzò subito dopo il giovane sacerdote e s’avviò verso l’uscita.
Come fu fuori, prima che si chiudesse la porta Eleonora si voltò verso il giovane sacerdote e disse : - “Grazie”.
Uscendo Eleonora prese al volo, su un tavolo posto in prossimità dell’uscita, un santino.
Mentre scendeva le scale osservò ciò che aveva catturato la attenzione. Era un immagine classica in cui era raffigurato un volto di Gesù, giro l’immagine e dietro vi erano stampate poche parole “Io sono la via, la verità, la vita”
Queste poche parole accompagnarono Eleonora mentre tornava a casa.
Quella sera dopo cenato mise i suoi figli presto a letto, aspettò che dormissero. Poi raggiunse suo marito che come tutte le sere che stavano in casa, si era accomodato sulla “sua” poltrona per vedere la tv.
Eleonora entrò nel salone e andò a sedere tra la tv e il marito.
Prese il telecomando dalle mani del marito e spense la tv.
Il marito sorpreso ed Eleonora pensierosa rimasero alcuni istanti in silenzio.
Poi Eleonora prese coraggio e inizio a parlare: - “Oggi sono stata in chiesa e uscendo ho preso un santino in cui era scritto “Io sono la via, la verità e la vita” e questo mi ha spinto a dirti la verità, questa notte ho dormito con un uomo... aspetta prima ascoltami...”
La prima volta
Quando ad Annalisa, fu presentato Giorgio, rimase senza parole, sarebbe meglio dire non riuscì a formulare nessun pensiero. Rimase come incantata.
Annalisa, da due giorni era ospite dei suoi zii, al “Campeggio del Sole.”
Gli zii, ogni anno trascorrevano le loro vacanze estive in campeggio, ma non erano abitudinari, quindi ogni estate cambiavano luogo.
Quell’anno per una serie di circostanze decisero di non allontanarsi troppo dalla città.
Dopo una lunga selezione scelsero il “Campeggio del sole”che rispondeva a pieno alle loro esigenze.
Non era un campeggio di gran lusso, ma in compenso aveva delle qualità che non erano trascurabili delle quali alcune erano: che distava poco più di ora di strada dalla città, era economico, ed era situato a ridosso della spiaggia.
Bastava attraversare un cancello che si passava direttamente dal campeggio alla spiaggia.
Quell’anno gli zii avevano insistito più del solito affinché Annalisa fosse loro ospite almeno una settimana.
Gli zii non avevano figli e quindi avevano riversato il loro affetto su Annalisa.
Non che Annalisa, fosse la loro unica nipote; ma alcune circostanze portarono i due coniugi a far diventare Annalisa la loro nipote preferita.
La consideravano un po' più di una nipote, quasi una figlia.
Gli zii erano felici di ospitare la loro nipote.
I primi due giorni di Annalisa al campeggio non furono molto allegri, forse un po' troppo rilassanti.
In effetti pur essendo contenta di essere con gli zii, Annalisa si senti un po' sola.
Questo può capitare quando ci si reca in luoghi dove non si conosce quasi nessuno.
Ma di certo i campeggi sono luoghi dove non è difficile far conoscenza e stringere nuove amicizie.
La sera del secondo giorno, grazie a un invito a cena, Annalisa ebbe l’occasione di fare conoscenza con la figlia dei vicini di tenda.
Questa nuova conoscenza, non era certo il tipo di ragazza, con la quale Annalisa avrebbe stretto amicizia in città, ma lei non aveva molte scelte: o un altra giornata di solitudine o accettare l’invito della ragazza di andare in spiaggia insieme.
Al pensiero che tutto era temporaneo, in quella settimana, accettò l’invito.
Quindi la mattina seguente Annalisa e la sua vicina si recarono insieme in spiaggia.
Dopo aver steso in terra i loro teli da mari, le due ragazze si distesero per abbronzarsi, non dopo aver assolto il rito della “spalmazione”.
Mentre distribuiva sul suo corpo la crema abbronzante, Annalisa notò il pallore della sua pelle in contrasto con quella della ragazza stesa al suo fianco con la pelle bronzo-dorata.
Sorrise nel immaginare i pensieri dei passanti nel vederle insieme.
Annalisa si distese quindi sul telo per prendere il sole, mentre la sua amica cominciò a parlare.
Parlava, parlava era un fiume in piena, per quanta forza aveva nel parlare Nel breve istante di qualche minuto, passava da un argomento all’altro con una disinvoltura sconvolgente.
Annalisa per non offenderla, non gli diceva nulla, semplicemente la lasciava parlare senza dargli molto ascolto.
Fu un po’ perché assente nei suoi pensieri, un po' per la visione dei suoi occhi, che quando la sua vicina la invito a girarsi per presentargli Giorgio, Annalisa rimase inibita.
Solo quando Giorgio, dopo aver terminato di parlare con la sua vicina, si allontanò con la sua tavola da surf sotto braccio Annalisa si risveglio.
Il suo prima pensiero fu “ accidente quanto è bello”.
Infatti di Giorgio si poteva dire che tranquillamente che era proprio un bel ragazzo.
Alto poco più di un metro ottanta, capelli neri corvini, fisico da atleta ben proporzionato, abbronzantissimo, due occhi chiari...in poche parole “bello”.
Mentre seguiva con lo sguardo Giorgio che si allontanava con la sua tavola da surf , Annalisa domandò alla sua vicina chi fosse quel ragazzo.
La sua vicina e Giorgio erano due abitudinari del “Campeggio del Sole” erano cresciuti incontrandosi ogni estate per le vacanze.
Tra di loro qualche anno prima c’era stato anche una breve relazione, un flirt, ma questo non impedì ai due di rimanere comunque amici, amici estivi.
Con la sua mania di parlare e di pettegolare la sua vicina gli racconto tutta la vita di Giorgio.
Quando Annalisa rientro dalla spiaggia al tenda degli zii per pranzare, la sua vicina gli aveva raccontato l’intera vita di Giorgio,(comprese le storie d’amore estive) così a lei gli sembrò di conoscerlo da sempre.
Mentre pranzava, intravide Giorgio che rientrava con la sua tavola da surf sotto braccio.
Lo vide ancora più bello.
Nel pomeriggio Annalisa, subito dopo aver mangiato. si reco da sola sulla spiaggia a prendere il sole, un'altra ora di quella vicina chiacchierona e sarebbe esplosa disperdendo sulla spiaggia una marea di consonanti e vocali. Dopo aver assolto ancora una volta al rito della “spalmazione”, si sdraio supina sul telo da mare e si addormentò al sole.
Poco più tardi disturbata da qualcosa, apri gli occhi, e vide la suo fianco sdraiato, Giorgio.
Non ebbe il tempo di formulare nessun pensiero che Giorgio le disse:”Salve”
Timidamente Annalisa rispose : “Salve”
Inizio così la sua storia d’amore.
Passarono il pomeriggio sdraiati l’uno a fianco all’altro a parlare.
Si cominciò con parlare del campeggio, dell’estate e poi della scuola e poi ... di tutto.
Non ci fu argomento di cui non parlarono.
La sera dopo cena Annalisa usci a passeggiare con gli zii, ma il suo pensiero era rimasto indietro.
Pensava a Giorgio a cosa avrebbe fatto quella sera, se pensava a lei.
La mattina dopo, Annalisa si alzo di buon umore, mentre faceva colazione cerco con lo sguardo Giorgio per il campeggio e improvvisamente, mentre sorseggiava il latte e caffè, lo vide davanti a se con la sua tavola da surf sotto braccio.
In pochi secondi Annalisa termino la sua frugale colazione e raggiunse Giorgio ed insieme andarono in spiaggia.
Fu una giornata felice per Annalisa.
Fra mare e spiaggia.
Insieme ora sdraiati su un telo da mare, ora sulla tavola da surf, ora a giocare con le onde del mare.
Quella sera Annalisa non usci con gli zii a passeggiare, rimase in campeggio con i nuovi amici conosciuti quel giorno in campeggio.
Fu quella stessa sera, complice il mare e la luna che Annalisa al riparo tra le barche che si trovo abbracciata a Giorgio.
Un bacio, un altro , ancora un altro fino a perderne il conto.
Seguirono altri giorni tra mare e spiaggia, ora su un telo da mare a prendere, o sulla tavola da surf, o a giocare con leone del mare.
Annalisa non ci pensava, ma arrivo l’ultima sera,era finita la settimana.
Sarebbe partita il giorno dopo.
Come le altre sere, Annalisa e Giorgio si nascosero tra le barche arenate sulla spiaggia.
Nel cuore di Annalisa c’era un misto di gioia e di malinconia.
Gioia di essere ancora con Giorgio, di stare ancora una sera con lui, nascosti tra le barche ad amoreggiare e malinconia perché sarebbe partita il giorno dopo.
E mentre erano così vicini, senti Giorgio lontano, ebbe improvvisamente l’impressione che la sua storia era finita.
Penso “ forse dipende da questo mia malinconia per la partenza di domani”.
Quindi decise di vivere fino in fondo quella sera e di non pensare al domani.
Abbandonò ogni resistenza.
Giorgio dopo ogni bacio andava oltre... cominciò con aprire la sua camicetta, poi via la gonna e poi via il resto.
Annalisa si ritrovo nuda affianco a Giorgio anch’esso nudo.
Non provo nessun pudore, anzi un profondo piacere.
Piacere di sentire il suo calore su tutto il suo corpo. E tutto quel piacere scacciava via la malinconia.
Lui le sali sopra e la coprì, e lei si senti protetta dalla sensazione di freddo dovuta alla notte e alla sua nudità..
Lui era sopra di lei e la baciava senza intermittenza.
Annalisa senti improvvisamente trafitta, e senti un dolore, ed emise un grido soffocato.
Il dolore fu forte e la paralizzò.
Lui, sopra di lei continuo a muoversi.
Annalisa apri gli occhi e vide le stelle e lui era lassù lontano da lei.
Qualche istante e lui rotolo di lato dicendogli : “Potevi dirmelo che eri vergine”.
Annalisa provo improvvisamente vergogna si rivesti rapidamente, poi si giro verso di lui, che si era appisolato.
Annalisa si sedette e appoggiò il mento sulle sue ginocchia e rimase cosi a guardare il mare.
Poi senti la mano di lui che gli accarezzava il braccio, Annalisa si volto si chinò su di lui e lo bacio, poi gli disse : “Accompagnami alla tenda”.
Quando torno alla tenda, era molto tardi ma i suoi zii ancora svegli, leggevano qualche libro.
Entro nel catino della tenda dove lei dormiva, si spoglio nuda e si ricoprì con l’accappatoio e dopo aver preso il flacone con lo shampoo si diresse verso le docce.
Usci dalla tenda e lo zio gli domandò dove andasse, al suo posto rispose la zia: “Ma dove vuoi che vada vestita così”
Annalisa sorrise agli zii, e si diresse alle docce.
Senti nel suo cuore che al posto del languore e della malinconia, era nata una profonda tristezza.
Entro nella doccia e apri l’acqua.
Non riusciva a comprendere fino in fondo quel suo malessere, e cresceva sempre più forte una sensazione di sporco.
Si sentiva sporca.
Riempi la spugna di shampoo e la strofino con forza sul suo corpo.
Alzo il capo lasciando che l’acqua della doccia cadesse sulla sua faccia e lascio che si mescolasse con le sue lacrime.
E mentre si risciacquava e lasciava che l’acqua portasse via quella sua sensazione di sporco ebbe la certezza che quella storia era finita e penso “No, non era così che avevo sognato quel momento”.
Annalisa, da due giorni era ospite dei suoi zii, al “Campeggio del Sole.”
Gli zii, ogni anno trascorrevano le loro vacanze estive in campeggio, ma non erano abitudinari, quindi ogni estate cambiavano luogo.
Quell’anno per una serie di circostanze decisero di non allontanarsi troppo dalla città.
Dopo una lunga selezione scelsero il “Campeggio del sole”che rispondeva a pieno alle loro esigenze.
Non era un campeggio di gran lusso, ma in compenso aveva delle qualità che non erano trascurabili delle quali alcune erano: che distava poco più di ora di strada dalla città, era economico, ed era situato a ridosso della spiaggia.
Bastava attraversare un cancello che si passava direttamente dal campeggio alla spiaggia.
Quell’anno gli zii avevano insistito più del solito affinché Annalisa fosse loro ospite almeno una settimana.
Gli zii non avevano figli e quindi avevano riversato il loro affetto su Annalisa.
Non che Annalisa, fosse la loro unica nipote; ma alcune circostanze portarono i due coniugi a far diventare Annalisa la loro nipote preferita.
La consideravano un po' più di una nipote, quasi una figlia.
Gli zii erano felici di ospitare la loro nipote.
I primi due giorni di Annalisa al campeggio non furono molto allegri, forse un po' troppo rilassanti.
In effetti pur essendo contenta di essere con gli zii, Annalisa si senti un po' sola.
Questo può capitare quando ci si reca in luoghi dove non si conosce quasi nessuno.
Ma di certo i campeggi sono luoghi dove non è difficile far conoscenza e stringere nuove amicizie.
La sera del secondo giorno, grazie a un invito a cena, Annalisa ebbe l’occasione di fare conoscenza con la figlia dei vicini di tenda.
Questa nuova conoscenza, non era certo il tipo di ragazza, con la quale Annalisa avrebbe stretto amicizia in città, ma lei non aveva molte scelte: o un altra giornata di solitudine o accettare l’invito della ragazza di andare in spiaggia insieme.
Al pensiero che tutto era temporaneo, in quella settimana, accettò l’invito.
Quindi la mattina seguente Annalisa e la sua vicina si recarono insieme in spiaggia.
Dopo aver steso in terra i loro teli da mari, le due ragazze si distesero per abbronzarsi, non dopo aver assolto il rito della “spalmazione”.
Mentre distribuiva sul suo corpo la crema abbronzante, Annalisa notò il pallore della sua pelle in contrasto con quella della ragazza stesa al suo fianco con la pelle bronzo-dorata.
Sorrise nel immaginare i pensieri dei passanti nel vederle insieme.
Annalisa si distese quindi sul telo per prendere il sole, mentre la sua amica cominciò a parlare.
Parlava, parlava era un fiume in piena, per quanta forza aveva nel parlare Nel breve istante di qualche minuto, passava da un argomento all’altro con una disinvoltura sconvolgente.
Annalisa per non offenderla, non gli diceva nulla, semplicemente la lasciava parlare senza dargli molto ascolto.
Fu un po’ perché assente nei suoi pensieri, un po' per la visione dei suoi occhi, che quando la sua vicina la invito a girarsi per presentargli Giorgio, Annalisa rimase inibita.
Solo quando Giorgio, dopo aver terminato di parlare con la sua vicina, si allontanò con la sua tavola da surf sotto braccio Annalisa si risveglio.
Il suo prima pensiero fu “ accidente quanto è bello”.
Infatti di Giorgio si poteva dire che tranquillamente che era proprio un bel ragazzo.
Alto poco più di un metro ottanta, capelli neri corvini, fisico da atleta ben proporzionato, abbronzantissimo, due occhi chiari...in poche parole “bello”.
Mentre seguiva con lo sguardo Giorgio che si allontanava con la sua tavola da surf , Annalisa domandò alla sua vicina chi fosse quel ragazzo.
La sua vicina e Giorgio erano due abitudinari del “Campeggio del Sole” erano cresciuti incontrandosi ogni estate per le vacanze.
Tra di loro qualche anno prima c’era stato anche una breve relazione, un flirt, ma questo non impedì ai due di rimanere comunque amici, amici estivi.
Con la sua mania di parlare e di pettegolare la sua vicina gli racconto tutta la vita di Giorgio.
Quando Annalisa rientro dalla spiaggia al tenda degli zii per pranzare, la sua vicina gli aveva raccontato l’intera vita di Giorgio,(comprese le storie d’amore estive) così a lei gli sembrò di conoscerlo da sempre.
Mentre pranzava, intravide Giorgio che rientrava con la sua tavola da surf sotto braccio.
Lo vide ancora più bello.
Nel pomeriggio Annalisa, subito dopo aver mangiato. si reco da sola sulla spiaggia a prendere il sole, un'altra ora di quella vicina chiacchierona e sarebbe esplosa disperdendo sulla spiaggia una marea di consonanti e vocali. Dopo aver assolto ancora una volta al rito della “spalmazione”, si sdraio supina sul telo da mare e si addormentò al sole.
Poco più tardi disturbata da qualcosa, apri gli occhi, e vide la suo fianco sdraiato, Giorgio.
Non ebbe il tempo di formulare nessun pensiero che Giorgio le disse:”Salve”
Timidamente Annalisa rispose : “Salve”
Inizio così la sua storia d’amore.
Passarono il pomeriggio sdraiati l’uno a fianco all’altro a parlare.
Si cominciò con parlare del campeggio, dell’estate e poi della scuola e poi ... di tutto.
Non ci fu argomento di cui non parlarono.
La sera dopo cena Annalisa usci a passeggiare con gli zii, ma il suo pensiero era rimasto indietro.
Pensava a Giorgio a cosa avrebbe fatto quella sera, se pensava a lei.
La mattina dopo, Annalisa si alzo di buon umore, mentre faceva colazione cerco con lo sguardo Giorgio per il campeggio e improvvisamente, mentre sorseggiava il latte e caffè, lo vide davanti a se con la sua tavola da surf sotto braccio.
In pochi secondi Annalisa termino la sua frugale colazione e raggiunse Giorgio ed insieme andarono in spiaggia.
Fu una giornata felice per Annalisa.
Fra mare e spiaggia.
Insieme ora sdraiati su un telo da mare, ora sulla tavola da surf, ora a giocare con le onde del mare.
Quella sera Annalisa non usci con gli zii a passeggiare, rimase in campeggio con i nuovi amici conosciuti quel giorno in campeggio.
Fu quella stessa sera, complice il mare e la luna che Annalisa al riparo tra le barche che si trovo abbracciata a Giorgio.
Un bacio, un altro , ancora un altro fino a perderne il conto.
Seguirono altri giorni tra mare e spiaggia, ora su un telo da mare a prendere, o sulla tavola da surf, o a giocare con leone del mare.
Annalisa non ci pensava, ma arrivo l’ultima sera,era finita la settimana.
Sarebbe partita il giorno dopo.
Come le altre sere, Annalisa e Giorgio si nascosero tra le barche arenate sulla spiaggia.
Nel cuore di Annalisa c’era un misto di gioia e di malinconia.
Gioia di essere ancora con Giorgio, di stare ancora una sera con lui, nascosti tra le barche ad amoreggiare e malinconia perché sarebbe partita il giorno dopo.
E mentre erano così vicini, senti Giorgio lontano, ebbe improvvisamente l’impressione che la sua storia era finita.
Penso “ forse dipende da questo mia malinconia per la partenza di domani”.
Quindi decise di vivere fino in fondo quella sera e di non pensare al domani.
Abbandonò ogni resistenza.
Giorgio dopo ogni bacio andava oltre... cominciò con aprire la sua camicetta, poi via la gonna e poi via il resto.
Annalisa si ritrovo nuda affianco a Giorgio anch’esso nudo.
Non provo nessun pudore, anzi un profondo piacere.
Piacere di sentire il suo calore su tutto il suo corpo. E tutto quel piacere scacciava via la malinconia.
Lui le sali sopra e la coprì, e lei si senti protetta dalla sensazione di freddo dovuta alla notte e alla sua nudità..
Lui era sopra di lei e la baciava senza intermittenza.
Annalisa senti improvvisamente trafitta, e senti un dolore, ed emise un grido soffocato.
Il dolore fu forte e la paralizzò.
Lui, sopra di lei continuo a muoversi.
Annalisa apri gli occhi e vide le stelle e lui era lassù lontano da lei.
Qualche istante e lui rotolo di lato dicendogli : “Potevi dirmelo che eri vergine”.
Annalisa provo improvvisamente vergogna si rivesti rapidamente, poi si giro verso di lui, che si era appisolato.
Annalisa si sedette e appoggiò il mento sulle sue ginocchia e rimase cosi a guardare il mare.
Poi senti la mano di lui che gli accarezzava il braccio, Annalisa si volto si chinò su di lui e lo bacio, poi gli disse : “Accompagnami alla tenda”.
Quando torno alla tenda, era molto tardi ma i suoi zii ancora svegli, leggevano qualche libro.
Entro nel catino della tenda dove lei dormiva, si spoglio nuda e si ricoprì con l’accappatoio e dopo aver preso il flacone con lo shampoo si diresse verso le docce.
Usci dalla tenda e lo zio gli domandò dove andasse, al suo posto rispose la zia: “Ma dove vuoi che vada vestita così”
Annalisa sorrise agli zii, e si diresse alle docce.
Senti nel suo cuore che al posto del languore e della malinconia, era nata una profonda tristezza.
Entro nella doccia e apri l’acqua.
Non riusciva a comprendere fino in fondo quel suo malessere, e cresceva sempre più forte una sensazione di sporco.
Si sentiva sporca.
Riempi la spugna di shampoo e la strofino con forza sul suo corpo.
Alzo il capo lasciando che l’acqua della doccia cadesse sulla sua faccia e lascio che si mescolasse con le sue lacrime.
E mentre si risciacquava e lasciava che l’acqua portasse via quella sua sensazione di sporco ebbe la certezza che quella storia era finita e penso “No, non era così che avevo sognato quel momento”.
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