lunedì 14 gennaio 2008

ALLE 20.00 E' BUIO COME A MEZZANOTTE

I
Con il suo yorkshire, un piccolo cagnolino che più che un animale sembra un peluche, una ragazza esce ogni sera a passeggiare nel parco.
A novembre alle 20.00 è già buio come a mezzanotte.
Lei (la ragazza) tutte le sere portava il suo cagnolino nel parco.
Di solito passeggiava solitaria nei viali poco illuminati del parco, ma da qualche giorno non era più sola nelle sue passeggiate serali.
Un nuovo amico l’accompagnava nelle sue passeggiate, anche lui con il suo cagnolino.
Passeggiavano fianco a fianco, lasciando che i loro cagnolini corressero e giocassero liberi nel parco.
Ogni tanto li chiamavano, per controllare dove fossero i due animaletti, ma poi continuavano i loro discorsi.
Lei di solito arrivava prima e poi con ansia aspettava che arrivasse il suo nuovo amico; amico solo da qualche giorno.
Lei aspettava vicino all’ingresso del parco, un timido ciao quasi contemporaneo, e poi s’inoltravano nel parco… e parlavano, parlavano, parlavano.
Parlavano di cantanti, di attori, di canzoni, di scuola, di sogni… e lei sognava l’amore.
Quella sera si era messa una minigonna, perché lui gli aveva espresso il desiderio di vederla almeno una volta in minigonna.
È perché no, perché non accontentare quel piccolo desiderio.
I cani correvano liberi.
Lei s’irrigidì, quando la mano di lui gli afferrò la sua e la strinse con ardore.
Le frasi divennero sconnesse e senza senso.
Poi rimase senza fiato quando le labbra di lui si posarono sulle sue.
Lui la baciava. Lei lo baciava.
Passo di lì un uomo, con un bellissimo boxer al guinzaglio; anche lui a passeggio nel parco.
In un momento di pudore, la ragazza nascose il volto all’uomo, poggiandosi sulla spalla di lui.
Aspettarono che l’uomo si allontanasse.
Lui senza parlare, la condusse dietro un cespuglio; si ritrovarono in terra. Distesi. Lui toccò le sue gambe, completamente scoperte, lei sentì la mano di lui sfilargli le mutandine.
Lui la baciava lei. Lei baciava lui completamente persa.
Poi lei si sentì trafiggere, provo un forte dolore e fu incapace di reagire.
Lui la baciava e ansimava. Ansimava e la baciava.
Rimase immobile, confusa, stordita e attese… attese che lui si fermasse e aspettò un altro bacio.
Silenziosi si alzarono. Nessuna parola. Un disagio profondo li divise in quel momento.
Richiamarono i cani.
All’ingresso del parco sì salutarono… solo ciao.
La ragazza ora passeggia sola nel parco ed è in attesa di un amico che non è più venuto.
Passeggia sola con il suo yorkshire, che più che un animale sembra peluche.

II

Si salutarono, quella sera lui se n’andò senza voltarsi indietro, ma non torno subito a casa, continuò a passeggiare senza meta nei viali della città.
Camminò senza guardare, con lo sguardo dritto davanti a se e la testa piena di domande.
Pensava a cosa era accaduto. A quanto era successo.
Tutto era successo senza pensarci, ma era successo.
Non sapeva se l’amava.
Non sapeva se la voleva.
Non sapeva se la sognava.
Ma era successo.
Di una cosa era certo: lei era bella., Ogni volta che la vedeva si sentiva mozzare il fiato.
Si domandava nella mente:
Perché l’aveva fatto?
Era amore?
Cosa avrebbe fatto il giorno dopo?
Sarebbe tornato nel parco?
Cosa le avrebbe detto dopo il silenzio di quella sera?
Si era fidanzato? O era stata una semplice scopata, quasi rubata.
Confuso passeggiava. Confuso camminava
Senza vedere niente, senza vedere nessuno.
Non vide neppure i fari di una macchina arrivargli addosso.
Senti un gran colpo e gli sembrò di volare.
Poi cadde in terra e smise di pensare.


III

Lei tornò nel parco la sera dopo. Quella seguente E ancora torno e ritorno.
Ma lui non tornò
Lei di lui sapeva solo il nome.
Aveva il numero del suo cellulare.
Conosceva il nome del suo cagnolino.
Sapeva dove andava a scuola.
E poi …. nient’altro.
Lo conosceva da pochi giorni.
Forse dieci, più o meno.
Lo conosceva da troppo poco e sapeva troppo poco di lui.
Il giorno dopo provo a chiamarlo al telefonino; il messaggio registrato era chiaro: “L’utente è irraggiungibile”
Provo ancora. E ancora. Il messaggio era sempre lo stesso.
Lei voleva parlargli
Chiarire
Continuare quella storia, anche come semplici amici.
Ma niente.. lui sparì, non veniva più al parco.
Non rispondeva al telefonino.
E lei non sapeva dove cercarlo
Passò il tempo.
Poi si fece coraggio e andò a cercarlo.
Un giorno molto presto si reco davanti alla sua scuola.
Arrivò molto presto. Voleva essere sicura d’incontrarlo.
Arrivò che la scuola era ancora chiusa.
Vide arrivare il primo studente. Poi il secondo, il terzo.. poi arrivò il quarto.
Attese tutto il giorno.
Forse gli era sfuggito, non l’aveva visto.
Attese la fine delle lezioni ed ecco uscire il primo studente, poi il secondo, il terzo.. poi uscì il custode per chiudere il portone della scuola.
Tornò ancora il giorno dopo, stessa storia ancora una volta, ma non lo vide mai, ma non trovò neanche il coraggio di chiedere a qualcuno degli studenti se lo conoscevano.
Passò ancora diversi giorni davanti alla scuola, ma non lo vide mai entrare o uscire... infine di arrese.
Penso e ripenso,a quanto era accaduto e infine si convinse che l’aveva imbrogliata.
Non rispondeva al telefonino, non andava a scuola, o perlomeno a quella scuola.
Chissà dov’era.
L’ aveva sedotta, si era approfittata di lei.
No, non era così che aveva sognato la prima volta.
Si senti improvvisamente sporca.


IV

A dicembre alle 20.00 è buio come a mezzanotte.
Come tutte le sere continuò a uscire con il suo yorkshire. Non cambio le sue abitudini
Soffriva passare per quel viale, dove aveva passeggiato con lui. Soffriva ricordare. Anche se aveva sempre la remota speranza d’incontrarlo di nuovo.
Dopo qualche giorno, per dimenticare decise di cambiare strada. Scelse nuovi percorsi, nuovi viale del grande parco
Andò in luoghi nuovi, che non la facessero ricordare. Che non la facessero soffrire.
Era passato poco più di un mese da quella sera.
Ancora qualche giorno e si sarebbe festeggiato il Natale. E lei non era nello spirito giusto per festeggiare il Natale.
Si sedette su una panchina lasciando libero il suo yorkshire che sembrava un peluche, affinché fosse libero di correre un po'.
Si sedette e si assentò nei suoi pensieri, osservando il cagnolino correre.
Poi come dal nulla apparve a fianco del suo yorkshire un altro cagnolino che gli sembrò di conoscere.
Sobbalzo.
Era il cane di lui. Lui era tornato, era lì intorno Lei si alzò e guardò intorno ma non riusciva a vederlo.
Poi udii una voce che richiamava il cane, lo chiamava con lo stesso nome del cane di lui.
Quello era il cane di lui, non aveva dubbi, ma lui dov’era?
Lei si girò tutto intorno cercava lui, ma dov'era?
Segui il cane, il quale seguiva la voce che lo richiamava... poi rimase pietrificata.
Un signore di mezz’età si chinò sul cagnolino e gli mise il guinzaglio, poi quel distinto signore la guardò e gli disse: "Mi scusi signorina se il mio cane l’ha disturbata”. Si volto e se ne andò.
Tornò ancora in quel angolo del parco.
Se quello era il suo cane, lui prima o poi sarebbe ricomparso. Invece incontro altre volte quel signore di mezz’età con il cane del suo lui.
Lei ogni volta si faceva più audace.
Ciò che la colpiva in quel l’uomo, era la tristezza dipinta sul suo volto.
Passeggiava da solo. Silenzioso e triste.
Una volta avvicinandosi abbastanza riuscì a vedere i suoi azzurri, belli, ma gli sembro di vederli umidi di lacrime.
Cercò l’occasione per parlargli, ma non aveva mai abbastanza coraggio per rivolgergli la parola.
C’era quella tarlo nella sua mente che la tortura e moriva dalla voglia di chiedergli coma mai avesse il cane del suo lui.
Una sera incrociandolo sotto un lampione, dopo averlo salutato educatamente, fu colpita da una cosa che non aveva mai notato: un bottone nero sul bavero del cappotto di cammello.
Un bottone nero. Un segno di lutto.
A quell’uomo forse era morta una persona cara, forse la moglie.
Improvvisamente senti una stretta al cuore e una grande sofferenza per quell’uomo triste.
Questo era per lei il segno che gli doveva parlare, doveva farsi coraggio e vincere le sue timidezze.
Ma come? Ma quando?


V

Arrivò Natale
Arrivo Capodanno
Arrivò la Befana
Qualcosa di strano stava accadendo nella sua vita.
Aveva un ritardo Un ritardo di circa un mese.
La cose s’ingarbugliavano sempre di più.
Lui era sparito, poi c’era quell’uomo triste del parco con il cane di lui, e poi c’era il ritardo, e poi c’era la madre che domandava perchè ci fosse un ritardo e insisteva per una visita ginecologica e poi c’erano le nausee, e poi c’era la sua migliore amica che rompeva.
Si era proprio un bel casino che si faceva sempre più complicato.
Doveva fare qualcosa
Da qualche parte doveva cominciare.
Il casino era grande.
E le sue domande erano sempre le stesse: Dove? Come? Quando?
Era mai possibile una botta una tacchia. Era mai possibile che lei fosse incinta per colpa di un’ unica scopata, con un tizio poi sparito nel nulla.
La sua amica insisteva.
Così quel pomeriggio si reco in farmacia e per comprare il test di gravidanza. Andò in farmacia con la sua amica.
Imbarazzate, scelsero di farsi servire dall’unica donna stava dietro il bancone dei medicinali e con un filo di voce, chiesero alla farmacista il test.
La quale sorrise alla richiesta e senza nessun commento consegnò alle ragazze una scatolina di color blu.
Poi di corsa a casa.
Si chiusero nella sua camera.
Prima cosa leggere l’istruzione: un po’ d’orina, immergervi una piccola striscia di carta, aspettare e controllare il colore.
Rosso no. Blù si.
Quindi al bagno, raccogliere un po’ di pipì, immergervi la piccola striscia, aspettare per attendere il risultato il quale fu: Blù
E il mondo venne giù.
Nella scatola c’erano due test
Si butta via tutto
Un altro po’ di urina. Poca. Immergervi la linguetta di carta bianca e attendere il risultato
Rosso no. Blù si
Risultato per il secondo test, ennesimo: Blù
Non c’erano dubbi: era incinta. Di circa due mesi.
E il mondo venne giù per la seconda volta.


VI

Immersa nei suoi pensieri non senti l’uomo triste sedersi accanto a lei.
Sobbalzò di paura quando senti la voce di quell’uomo salutarla
“Mi scusi non volevo spaventarla, questa sera lo vista così triste che mi sono permesso d’avvicinarla, Lei sta piangendo? Posso fare qualcosa per lei?”
Accidenti erano giorni che cercava un’occasione per parlare con lui, e adesso era lui a parlare con lei.
Sorpresa rimase zitta.
Lo guardò negli occhi, non lo aveva mai visto così da vicino, con tanta luce, proprio perché si trovavano totalmente immersi nella luce del lampione.
Nello sguardo di quell’uomo, nei suoi lineamenti, lei rivide il suo lui, il suo scomparso.
L’emozione fu così forte che lei scoppio in un pianto ancor più grande.
L’uomo rimase in silenzio a guardarla incapace di fare qualunque cosa.
Passarono alcuni interminabili minuti.
Poi dopo una tirata su di naso, uno asciugarsi con la mano le lacrime, in un momento di lucidità trovò la forza e il coraggio di parlare.
“Sa lei mi ricorda molto un ragazzo. Un ragazzo che aveva un cane come il suo, con il suo stesso nome, che veniva qui a passeggiare. Un ragazzo che io amavo.. anzi amo ancora. Un ragazzo che io amo da morire e che le somiglia moltissimo.
“Come si chiama” chiese l’uomo
“Luigi, Luigi e basta, non so altro di lui”.
“Questo è il suo cane” bisbiglio l’uomo, “Luigi era mio figlio”.
La ragazza alzando il tono della voce, un tono che può dare una rabbia repressa per mesi, con una rabbia che può nascere da un mondo che ti crolla addosso, inveendo contro quell’uomo triste:
“Allora sa che le dico? Che suo figlio è un maledetto bastardo. Un gran figlio di puttana. Tutti i miei guai dipendono da lui. Mi ha messo incinta ed scomparso nel nulla. Questo gran bastardo. Mi ha quasi violentato dietro un cespuglio qui nel parco. Adesso sto nei guai per colpa sua.”
Si fermo di colpo, prese un respiro profondo poi riprese a parlare con un tono meno forte e più placata.
“Adesso è scomparso, non lo trovo più. Ho solo il numero del suo telefonino e quel bastardo non risponde mai, lo tiene sempre spento. A scuola non ci va più o forse neanche andava in quella scuola. Non so dove abita.
Glielo dica stasera, quando vede quel bastardo di suo figlio”
Si fermo nuovamente, respiro nuovamente profondamente e guardo in terra, poi senti bisbigliare quell’ uomo triste, si giro verso di lui e gli disse: “Cosa dice? Non ho capito”
“Mi dispiace” rispose l’uomo, poi guardo la ragazza negli occhi, infine riprese a parlare abbassando lo sguardo: “Mi dispiace, mio figlio è morto due mesi fa; è uscito una sera per portare il cane a passeggio nel parco è non più tornato a casa, è stato investito da un’auto”
Scese il silenzio, la ragazza abbracciò l’uomo e piansero insieme.

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