martedì 1 gennaio 2008

BRUTTA DONNACCIA

Gisella apri la porta, e con sorpresa si trovò davanti Mariateresa.
Era da qualche mese che non si vedevano, anche se abitavano molto vicine di casa, dopo un iniziale stupore, le due ragazze si lanciarono l’una nelle braccia dell’altra.
Gisella fece accomodare la sua amica in casa, più precisamente nella sua cucina.
-Mariateresa come mai questa visita?- domandò Gisella, mentre si sedevano attorno al tavolo della cucina
-Avevo voglia di vederti e di stare con te questa sera - Rispose Mariateresa
- Ci facciamo un caffè.- domandò Gisella.
-No grazie, Gisella, come ne bevo un po', mi viene un gran bruciore di stomaco.
-Non ti vedo bene che cosa hai Tere, ti vedo pallida, e guarda che borse che hai sotto gli occhi
- Hai ragione - rispose Mariateresa, chiamata dalla sua amica affettuosamente Tere - non ho dormito molto la notte passata.
-Cosa è successo hai bisticciato con Arturo? Vi siete lasciati e vieni a consolarti dalla tua vecchia amica?
- No niente di tutto questo e che sono semplicemente incinta.
- Diammine! porca miseria! E proprio un brutto affare- esclamò Gisella.
Seguì una pausa di silenzio, poi Gisella si alzò e da una vetrina che era posta alle sue spalle prese due bicchierini e una bottiglia di liquore.
Gisella posò sul tavolo i due bicchierini e versò dalla bottiglia un po' di liquore per se stessa, poi guardò verso l’amica e gli domandò: - ne vuoi anche tu un po'?
Mariateresa sorrise e acconsenti semplicemente con la testa.
Si tiriamoci su - disse Gisella riempiendo entrambi bicchierini.
Le due ragazze sorseggiarono il liquore, ognuna assorta nel suo pensiero.
Poi Gisella esclamò ad alta voce, contemporaneamente picchiando la mano sul tavolo:- Ma che cavolo! Potevi starci attenta? Potevi usare qualche precauzione; che so la pillola, i profilattici, la spirale. Potevi fargli una sega, se ci tieni tanto ad Arturo, invece di farti mettere incinta. - poi riprese a sorseggiare il liquore.
Rimasero ancora qualche secondo così in silenzio ognuna delle due ragazze ancora assorte nel suo pensiero.
Gisella guardo la sua amica la vide così strana ma non era triste, e neanche si poteva dire allegra era... semplicemente pensierosa; si riempi nuovamente il suo bicchierino di liquore e riprese a parlare, cambiando il suo tono di voce.
-Scusami Tere, non volevo ferirti, ma queste cose mi fanno incazzare. Scusami, te dopo tutto sei venuta ha cercare aiuto da me e io ti ho subito accusato. Scusami ancora.
Gisella si sollevò dalla sedia, e poggiandosi sul tavolo, si protese verso Mariateresa e la bacio su una guancia.
Poi strinse con la sua mano, la mano della sua amica e la disse: - Dai raccontami tutto.
Mariateresa resto in silenzio per vari secondi. Riprese tra le mani il bicchierino riempito a meta di liquore. Nei suoi pensieri cercava un punto di partenza con il quale cominciare a parlare.
Gisella prese una sigaretta. La mise tra le sue labbra, poi domandò alla sua amica: -Posso ?
-Si, non mi dà fastidio il fumo.- Rispose Mariateresa.
Gisella accese la sigaretta e disse: - Allora! Racconta.
-Io e Arturo è un anno che stiamo insieme. Inizio Mariateresa.
-Lo so. Disse Gisella.
-Non so se è un grande amore, ma andiamo d’accordo e ci vogliamo bene.
- Cazzo, basta così poco per fare un figlio con lui, andare d’accordo.
- Gisella, per favore non essere la solita, lasciami parlare.
- Hai ragione scusami.
Alzando un pò voce Mariateresa, riprese a parlare.
- Ebbene si abbiamo fatto l’amore e lo facevamo spesso, a me piace fare l’amore, mi piace fare sesso. A te no? Non avevo nessuna voglia di fare un figlio. Sono quasi più due anni che prendo la pillola; non avevo nessuna voglia di rimanere incinta. Prima di Arturo, ricordi c’era stata quella relazione con Jimmy.. non è che mi faccio mettere incinta da ogni uomo con cui ho una relazione. Ci stavo attenta.
- E allora come è stato possibile? Domandò Gisella.
Mariateresa rimase alcuni istanti in silenzio, poi fece un sospiro profondo, quasi a far uscire la tensione che c’era in lei. Poi abbassando il tono della voce riprese a parlare.
_ Avevo un ritardo di quindici giorni, e sono andata da ginecologo, perché pensavo che qualcosa non andava in me. Invece il dottore mi chiede di fare un test per la gravidanza, perché secondo lui ero semplicemente incinta. E la prima cosa che ho detto al medico e stato proprio ma come è possibile ? E lui mi ha detto che era possibile. Che ci sono diversi fattori che annullano l’effetto della pillola, una dimenticanza nel prenderla, un’interferenza di altri medicinali presi in concomitanza, o anche una semplice febbre. Ma che importa ormai com’è successo, il fatto che è che sono incinta.
Gisella domando alla amica: - Che intendi fare adesso?
Mariateresa sembrò non udire la domanda dell’amica. E riprese a parlare.
- Ieri mattina sono andata all’USL a ritirare la risposta del test, l’infermiere nel consegnarmi la risposta mi ha detto “auguri”. Non so perché ma in quel momento che ho letto la risposta mi sono sentita piena di gioia. Poi nel pomeriggio sono andata ancora dal ginecologo, e lui mi prescritto una serie d’esami da fare, e mentre uscivo mi ha chiesto se mi sarei sposata. Gli ho risposto che non è aria di sposarsi, Arturo ancora studia e non ha nessuna voglia di sposarsi; lui allora mi ha detto “caso mai non voglia questo bambino, si rivolga a questa mia amica” e mi ha dato questo biglietto.
Mariateresa estrasse da una delle tasche posteriore dei jeans uno spiegazzato biglietto da visita.
- Ieri non ho voluto dire niente a nessuno, volevo riflettere sola con me stessa, prima di dirlo a qualcuno volevo riflettere bene della mia situazione.
Mariateresa fece una pausa di silenzio poi riprese.
- Se penso a mio figlio, che sta crescendo dentro di me, mi sento bene, ma se penso a me e al mio futuro mi viene un’angoscia.
Le due amiche rimasero ancora alcuni istanti in silenzio, contemplando ognuno il proprio bicchierino da liquore.
Mariateresa riprese poi a parlare.
-Questa mattina mi sono fatta coraggio e ho telefonato ad Arturo, per dirgli del mio stato.
- E lui cosa ti ha detto. L’interruppe Gisella.
- All’inizio era sorpreso. La notizia lo aveva colto impreparato. Sapeva che avevo dei problemi, ma non si aspettava questo risultato. Poi ha cominciato a parlare di responsabilità, di non essere maturo per essere padre, che è troppo presto per certe cose. Per telefono mi diceva cose che si contraddicevano continuamente. In quel momento pensavo che non sapeva cosa dire, perché la notizia l’aveva un sconvolto. Poi verso le mezzogiorno mi ha chiamato al lavoro, per dirmi che mi doveva vedere per parlarmi di persona, mi doveva parlare a viva voce, perché per telefono certe cose non si possono dire. Così sono uscita dall’ufficio., Ho chiesto mezza giornata di permesso e cosi ci siamo visti. Lui ha cominciato a dire “di pensarci bene, perché lui non se la sentiva di avere un figlio, che forse era più giusto non averlo, non ha avuto neanche il coraggio di usare la parola aborto”.
- Che stronzo - esclamò Gisella - è uno stronzo come tutto gli uomini.
- No Gisella, non lo giudicare, in fondo dal suo punto di vista non ha torto. Certo mi sarei aspettato un altra reazione da lui, un po' di comprensione, non certo tutto quella sua egoistica paura. Certo lui parla così perché studia ancora, non ha lavoro, non guadagna dei soldi, come potrebbe mantenere me e il bambino. Non ha ancora un futuro.
-Poteva pensare a tutto questo quando veniva a letto con te.- Disse Gisella.
- Gisella cerca di essere più comprensiva.
- Cazzo. Come si può essere comprensivi con certi uomini.
- Gisella bisogna essere comprensivi. Non sei cambiata per niente in questi ultimi tempi, sono sempre più convinto che frequentare il collettivo femminista ti abbia rovinato.
- Ma cosa dici Tere? Invece aperto gli occhi, su gli uomini e su quanto sono degli stronzi. Mettitelo bene in testa tu invece. Comunque non sarai venuta per discutere delle femministe e delle nostre idee?
Gisella spense la sua sigaretta, espiro l’ultima boccata di fumo e guardo negli occhi Mariateresa e con fare inquisitorio, sorridendo per fare comprendere all’amica che stava scherzando e le disse: -Allora donnaccia cosa pensi di fare.
Mariateresa ricambio il sorriso e riprese il suo racconto.
-Cosi dopo aver lasciato Arturo, sono tornata a casa e l’ho detto anche a mia madre.
- No! - L’interruppe Gisella - non me lo dire. Anzi ti dico io, cosa ti ha detto. “Prima cosa chi lo dice a tuo padre. Io no.” Poi ti ha chiesto “chi e stato”, poi ha cominciato ad elencare tutti i ragazzi che hai conosciuto negli ultimi tempi, poi per esclusione è arrivata ad Arturo e ti avrà detto quel “porco lo sa”. E infine “ ti dovrai sposare prima che ti cresca la panza, altrimenti ti immagini che scandalo”.
Mariateresa scoppio a ridere.
- Gisella ti diverti sempre nel fare il verso a mia madre. Mi ricordo quando eravamo più giovani venivi a studiare a casa mia, e davanti a mia madre le facevi la caricatura e lei non capiva e mi domandava sempre “Perché Gisella parla così strana”.
Mariateresa tornò ad essere seria e cominciò a raccontare ciò che era successo con la madre.
- Dopo aver parlato con Arturo sono tornata a casa che era saranno state le tre più o meno. In casa c’eravamo solo io e mia madre. L’ho presa alla larga. Ho cominciato con il dire “sai mamma, della zia Luigina che avrà un altro nipote, e lo sai che anche la sorella di Maria diventerà presto nonna, e così ho cominciato ad elencare tutte le persone che molto presto diventeranno zii o nonni. Poi all’improvviso gli ho detto, anche tu presto mamma diventerai nonna.
Lei è rimasta senza parole, mi ha guardato e gli ho detto, “e si, presto avrò un figlio”.
Gisella sorridendo disse: -E lei cosa ha detto.
- All’inizio ha rischiato di soffocarsi perché aveva un boccone in bocca. Poi di corsa verso il rubinetto del lavello in cucina, ha bevuto tre o quattro bicchieri d’acqua tutti d’un fiato. Poi come fa sempre in queste situazioni, si è portata la mano sul cuore ripetendo “oh mio Dio, oh mio Dio, oh mio Dio”.
Mariateresa comincio a enfatizzare imitando sia a parole che con i gesti la madre, concludendo sussurrando - Alla fine mia madre ha detto “Mia figlia incinta” e si è gettata in terra fingendo di svenire gridandomi “prendi i sali, presto prendi i sali”.
Le due ragazze cominciarono a ridere, una perché si ricordava la scena, l’altra perché la immaginava.
Passarono diversi minuti prima che le due ragazze riacquistarono il loro controllo e smettessero di ridere.
Gisella riprese domandando alla sua amica: - Come è andata a finire?
-Ho preso i sali dal armadietto del bagno e gli ho detto “mamma sono incinta e non mi posso chinare, ne fare sforzi, prenditi i sali che ho messo sul tavolo”, poi sono andata a sedermi sul divano in salotto.
-E lei cosa ha fatto?- Domando Gisella
-Dopo un po' mi ha raggiunto in salotto, sai lei finge sempre di svenire, e lì ha cominciato con la sua solita sinfonia: che scandalo, che vergogna, chi lo dirà a tuo padre, come faremo con i parenti, con i vicini, e dove andrete ad abitare, cose vi mangerete ecc ecc.
- E tu cosa gli hai risposto?- disse Gisella
- Cosa vuoi che gli dicessi. Ho provato a dire qualcosa, ma lei non mi ha mai dato spazio per risponderle. Quello che dovevo dirgli l’avevo già detto. - Rispose Mariateresa.
Dopo una breve pausa Gisella riprese a parlare - E tuo padre lo sa? Cosa ti ha detto?
Mariateresa rimase in silenzio, comincio a riflettere, a ripensare all’incontro con suo padre. Aveva amato molto suo padre, ora quel amore si era trasformato in un qualcosa che lei non sapeva ben definire.
Non l’amava più come una figlia che guarda verso l’alto per vedere suo padre lassù potente e forte. Mariateresa si rese conto improvvisamente di come aveva amava suo padre in questi ultimi anni: l’amava come se lei fosse il suo angelo protettore. Lei aveva un amore di tenerezza verso il padre; lo vedeva, adesso che era adulta, debole, stanco, indifeso. Lei amava proteggerlo, ma in quel momento era lei che andava difesa, era lei che aveva bisogno di protezione.
Gisella tornò ad insistere:- Allora tuo padre cosa ha detto?
Mariateresa inspirò profondamente e poggio le spalle alla sedie e comincio a raccontare l’incontro con il padre: - Papa oggi è tornato verso le sei; e come di solito fa lui, lo conosci bene, entra si leva il cappello e le scarpe e s’infila le pantofole e poi si va a sedere in salotto sul divano. Oggi invece aveva ancora il cappello in testa quando mia madre lo aggredisce subito con quelle frase del tipo “tua figlia di deve dire una cosa urgente” e lui “non può aspettare qualche minuto” e lei ha ricominciato a parlare o meglio ad urlare frasi sconnesse contro di me. Io ho aspettato che mio padre si sedesse in salotto e allora gli ho detto “sai papà aspetto un figlio”
-E lui cosa ha fatto? - L’interruppe Gisella.
-E rimasto in silenzio qualche secondo, poi si è alzato e se ne andato in camera da letto, subito la mamma lo ha raggiunto hanno chiuso la porta ed hanno cominciato a discutere. Io sono rimasta seduta in salotto, sentivo le loro voci, per non capire cosa dicevano ho acceso la televisore ed anche alzato il volume al massimo.
Le due ragazze rimasero ancora una volta in silenzio ma Mariateresa aveva ancora molte cose da dire e così riprese a parlare: - Certo fin qua la mia giornata è stata una vero disastro.
- E sì - disse Gisella - io direi una vera porcheria.
Però - disse Mariateresa - c’è stato un fatto che mi ha tirato su di morale, anzi con il fatto di venire qui sono due. Dal momento che le voci dei miei genitori erano più forti della stessa televisione, per non sentirli più decisi di uscire. Non sapevo ne cosa fare ne dove andare. Mi sono vestita e sono uscita. Per le scale, mentre scendevo ho incontrato dei ragazzi; ti ho mai parlato di quei miei vicini, che abitano nell’appartamento sotto il mio. Sono una famiglia numerosa, sono sei fratelli. I loro genitori sono anche impegnati in Chiesa, non so bene cosa fanno in parrocchia, nel palazzo li chiamano “i pregoni”. Ti stavo dicendo che mentre scendevo ho incontrato i due figli più grandi, sono molto simpatici, e così mi hanno quasi rapito per le scale e mi hanno portato a casa loro. Veramente non sapendo cosa fare ben volentieri mi sono fatta rapire. Katia la madre come mi ha visto mi ha chiesto “Va tutto bene? Che ti è successo?”.
È stato più forte di me, era mia intenzione di non dirlo a nessuno della mia gravidanza, ma Katia è stata così… dolce affettuosa che gli ho detto tutto d’ un fiato “sai aspetto un bambino”.
Mi subito pentita di averglielo detto, mi aspettavo un altra filippica, invece Katia mi ha sorriso, mi ha stretto le mani e mi ha detto come se fossi mia complice “come lo chiamerai ?” E poi mi ha chiesto come stavo se avevo nausee, debolezza, se ero già stata dal medico. Poi ha aggiunto se avevo bisogno lei conosceva una brava ginecologa, si è informata del mio stato, mi ha riempito di consigli e mi ha offerto il suo aiuto.
E poi mi ha parlato di come ci sente ad essere mamma, della bellezza di averi dei figli. E stata così gentile con me.
Poi sono uscita e ho deciso di venire da te.
Gisella guardò la sua amica e sorridendo gli domandò:- Brutta donnaccia che pensi di fare adesso?
Mariateresa sorrise e disse alla sua amica: - Di chiamarlo se è maschio Luca e se è femmina Elisabetta.
Gisella sorrise e domando all’amica: - E da me che vuoi?
Sorrise ancora Mariateresa e disse: - Se è femmina gli farai da madrina?

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